lunedì 13 luglio 2009

PD: GRILLO SI ISCRIVE, IL PARTITO DICE NO E GLI ALTRI CANDIDATI SI DIVIDONO


IL COMICO, C'E' BISOGNO DI FAR ENTRARE ARIA FRESCA

Roma, 13 lug. - (Adnkronos) - "Mi sono iscritto al Pd questa mattina ad Arzachena". Beppe Grillo prosegue nella sua scalata alla leadership del Partito democratico. Dopo aver annunciato di voler correre per la segreteria, il comico ligure e' passato ai fatti ed ha avviato le pratiche per avere la tessera del partito, primo passo formale necessario per arrivare alle primarie. Di fronte all'attivismo di Grillo, pero', il Pd ha fatto quadrato. E' stato il responsabile dell'organizzazione Maurizio Migliavacca, infatti, a spiegare che il comico non ha i requisiti necessari per avere la tessera dei democratici.

Piu' tardi, lo stesso circolo Pd di Arzachena ha fatto sapere di aver rifiutato la richiesta di tesseramento perche' fatta non nel circolo territoriale di residenza: "Possiamo dire fin d'ora che la richiesta verra' respinta formalmente e che la invieremo al circolo del Pd del comune di residenza di Beppe Grillo", ha detto Salvatore Masia, componente del comitato provinciale del Pd della Gallura.
Intanto da tutto il partito, fatta eccezione per i due concorrenti alla segreteria Ignazio Marino e Mario Adinolfi, sono piovute critiche, mentre da parte del Pdl diversi parlamentari sono intervenuti sostenendo che il caso-Grillo evidenzia il 'caos' che starebbe attraversando il Partito democratico. Nel dare il suo annuncio dell'iscrizione ai democratici, il comico ha spiegato: "Il partito e' un vaso comunicante, travasiamo un po' di cittadini dentro la politica e riempiamo un vuoto che dura da vent'anni. Un vuoto di finta opposizione, di comitati d'affari, di 'fassini' di 'dalemini', di gente inesistente che sta li' e non si capisce perche' e cosa hanno fatto".

Grillo ha aggiunto: "Desidero un partito serio, che sia di destra o di sinistra non mi interessa. E' il partito del Parlamento pulito, il partito del conflitto di interesse, delle concessioni televisive. Deve diventare il partito delle cinque stelle e parlare di acqua pubblica e non privata. I dirigenti del Pd non hanno detto niente sull'energia nucleare, non hanno detto niente sull'acqua che viene privatizzata dalle societa' quotate in borsa. Non si parla di neregie rinnovabili, di edifici passivi, di wi-fi libero e gratuito'.

Il comico ha aggiunto: "Loro sopravvivono perche' sono chiusi dentro il loro loft con le sovvenzioni statali. C'e' bisogno di far entrare aria fresca. Sono al buio e ammuffiti, si sente odore di naftalina. Dicono cose che non hanno senso ed esilaranti.
Ripeto, mi sono iscritto questa mattina ad Arzachena. Ho fatto la domanda sia on line che fisicamente, ho dato i 16 euro di quota. Poi se troveranno che il 3° comma, del quarto paragrafo bis ne pagheranno le conseguenze".

La risposta dei democratici e' stata affidata al responsabile organizzazione Maurizio Migliavacca: "Le regole per iscriversi al Partito democratico sono chiare e precise. Mi sembra molto difficile che la richiesta di iscrizione al partito di Beppe Grillo contenga i presupposti e abbia i requisiti necessari per il rilascio della tessera del Pd". Per Piero Fassino, coordinatore della mozione per Dario Franceschini segretario, quella di Beppe Grillo e' una "boutade" che "interpreto come una delle tante provocazioni di un uomo di spettacolo. Il partito non e' un taxi, dove si paga la corsa e si scende, ma e' una cosa seria. Al partito ci si iscrive in quanto nel partito ci si riconosce. Grillo in tutti questi anni ha manifestato sempre una ostilita', condita da attacchi violenti e volgari".

Secondo Fassino, "non c'e' alcuna ragione per pensare che Grillo possa essere candidato alla segreteria del Pd" ma in ogni caso "nessuno e' preoccupato" e "il partito e' una cosa seria ed ha delle regole". "Grillo non e' iscritto e non si riconosce nel Pd. Se Grillo vuol fare politica metta in piedi un partito e si presenti alle elezioni. Perche' deve strumentalmente provare a salire sull'autobus del Pd?". Anche Pierluigi Bersani ha bocciato l'aspirante concorrente alla leadership: "Il partito non e' un autobus sul quale salire e fare un giretto. Il partito e' una cosa seria e il congresso sara' anche un'occasione per riflettere sulle regole che ci siamo dati. Un partito deve avere un suo profilo, una identita' e regole certe, non puo' essere confuso come una galassia a cui ognuno puo' partecipare. E' un problema che dobbiamo cercare di risolvere'.

Ignazio Marino, invece, si e' detto di parere opposto: "Non conosco personalmente Beppe Grillo ma credo che in un Pd che sia un partito aperto, qualunque persona puo' con serieta' prendere la tessera, raccogliere firme, scrivere un programma non su facce o correnti, ma sulle idee e se ha serie intenzioni di dare un contributo chiaro al dibattito sull'identita' del partito, non puo' essere escluso a priori'.

Rispondendo a chi gli chiedeva un commento circa il cambiamento di atteggiamento da parte di Grillo, che finora ha spesso criticato il Pd e adesso vuole correre per la poltrona di segretario, Marino ha ricordato che 'ci sono delle regole e chi si presenta deve rispettarle. Poi c'e' un segretario che, con i suoi organismi, deve decidere se la candidatura e' legittima o meno. Piu' che esprimere un giudizio sugli altri candidati io mi taglierei la lingua'. Infine la candidatura di Beppe Grillo alle primarie: "Seguendo le regole della democrazia, chiunque ha le carte e le firme lo puo' fare. Io non giudico le persone, se Grillo -ha concluso- arrivera' con una mozione strutturata e risposte concrete sui temi che preoccupano le persone che vivono nel Paese, non vedo perche' debba essere escluso".
Anche l'altro candidato alla segreteria Mario Adinolfi non ha chiuso le porte a Grillo: "A termini dello statuto, lo dico a ragion veduta essendo uno dei cento che l'ha materialmente scritto, Beppe Grillo non potrebbe candidarsi. Dia prova, pero', di serieta' e accettazione delle regole, chiedendo una deroga motivata alla direzione nazionale del Pd. Io votero' per concedergliela".

Adinolfi ha aggiunto: "Grillo afferma di aver letto tutte le regole del Partito democratico, ma non deve averlo fatto con attenzione. All'articolo 9 comma 3 lo statuto del Pd dice che 'possono essere candidati e sottoscrivere le candidature alla carica di segretario nazionale e di componente dell'assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni'. Quella data e' il 26 giugno e Grillo dice di essersi iscritto oggi, dunque fuori termine statutario".

E ancora: "Anche le firme che Grillo dovesse raccogliere devono essere di iscritti gia' iscritti al Pd il 26 giugno. Ma sono stato io a chiedere, due ore dopo l'annuncio dell'intenzione del mio collega blogger di candidarsi alla segreteria del Pd, di non appellarsi a cavilli burocratici per impedirne la presenza nella nostra competizione. Confermo la richiesta". Adinolfi ha concluso: "Dunque Grillo dimostri serieta', presenti una richiesta di deroga motivata alla direzione nazionale del Pd, che potrebbe riunirsi rapidamente per varare una modifica del regolamento congressuale dopo averlo ascoltato. Venga a dirci Grillo perche' si candida. Avra' il mio sostegno per poterlo fare, comunque. Questa e' una competizione con delle regole e, come abbiamo fatto noi altri quattro candidati, anche lui deve veramente leggerle e accettarle". Anche Antonio Di Pietro ha detto la sua : "Vedo che molti nel Pd fanno a gara per irridere la candidatura di Grillo a segretario di quel partito, eppure il suo e' l'unico programma esposto, molto piu' articolato delle idee che finora abbiamo sentito dagli altri candidati -ha spiegato il leader Idv-. Il Parlamento pulito, la legge sul conflitto d'interessi, l'acqua pubblica, il no al nucleare e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, il massimo di due legislature per i parlamentari, wi-fi gratuito, l'informazione libera, con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico".

Per Di Pietro, "sono tutti punti che l'IdV sta portando avanti da tempo e che, per questo, condivide. Insomma, un programma serio, concreto e che, forse, proprio per questo porta i soloni della politica a irriderlo". Il leader Idv ha poi chiarito: "Grillo non ha bisogno di mandanti, ragiona con la sua testa, basta e avanza. Il Pd fa le regole dicendo che tutti possono partecipare poi, come e' successo gia' a me e a Pannella, quando a partecipare e' qualcuno che non piace alla nomenklatura, dicono che non va bene".

No deciso, invece, da parte di Paolo Gentiloni: 'Perche' Grillo non prova a candidarsi alla leadership dell'Italia dei valori? Se il desiderio di entrare nella stanza dei bottoni della politica e' cosi' irrefrenabile, se Beppe Grillo non riesce a resistere alla tentazione di candidarsi alla guida di un partito gia' presente in Parlamento, perche' scegliere un partito cosi' lontano dalle sue idee, perche' aspirare alla leadership di una forza politica che combatte e sbeffeggia quotidianamente e contro la quale ha presentato liste elettorali in diverse realta'?'. 'Perche', insomma, Grillo, visto che non si accontenta del partito 'a cinque stelle' che ha gia' fondato, non prova a candidarsi alla leadership dell'Italia dei Valori?', conclude Gentiloni. Per Sergio Chiamparino, invece, la candidatura di Grillo "e' un ulteriore segnale di un percorso congressuale che va nella direzione di una crescente mediatizzazione con il rischio di conseguente superficialita'".

La questione Grillo ha fatto breccia anche nel Pdl. Secondo Maurizio Gasparri, "la questione morale nel Pd e' cosa vecchia. A fasi alterne e' esplosa in tante regioni d'Italia, solo da ultima la Puglia dove dilagano inchieste ed emergono collusioni inquietanti o il caso del dirigente romano presunto stupratore. Comportamenti e condotte quanto meno censurabili e che stanno decretando la crisi inarrestabile di un partito. Ora, la farsa delle primarie".

Il capogruppo del Pdl al Senato ha aggiunto: "Chi si puo' candidare? Quali sono le regole? E Grillo, incensato quando sputava infamie senza rispetto neanche per il capo dello Stato, va accolto come un benefattore o rifiutato per paura che destabilizzi definitivamente la gerontocrazia interna? Tra liti, minacce di scissioni e candidature da show la pantomima del Pd e' servita".
Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico, evidenza il fatto che "Grillo e' la maschera di Di Pietro che vuole sfasciare la democrazia italiana. Noi pero' non esultiamo dei guai altrui ma anzi auspichiamo che la sinistra italiana possa ritrovare la sua strada perche' serve una opposizione credibile, fatta di progetti e di classe dirigente e non una maschera grottesca e tragica che alimenta solo l'odio e non fa sorridere piu' nessuno'. Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha invece spiegato: "Chiunque abbia a cuore il compiersi della transizione verso un nuovo assetto politico deve augurarsi che, dopo la nascita del Pdl, anche a sinistra si consolidi un grande partito. Il Pd ha sbagliato molte cose, e ora c'e' da augurarsi che questa confusa fase congressuale non lo porti allo sfascio".

Capezzone ha aggiunto: "Ecco perche' c'e' da sperare che, almeno, sappiano tenersi lontani da Grillo e soprattutto dai veleni e dal giustizialismo inoculati nella discussione pubblica quotidiana da Di Pietro e dall'Italia dei Valori. Sta li', in quell'alleanza suicida (per il Pd), l'errore di Veltroni prima e poi di Franceschini. La cartina tornasole della volonta' e della capacita' del Pd di rinnovarsi stara' proprio nella decisione di rompere l'alleanza con Di Pietro. In caso contrario, il Pd si autocondannera' ad una linea estremista e perdente, dannosa a se' e al Paese".

Secondo Enrico La Loggia, vice capogruppo del Pdl alla Camera, "ci mancava solo che Beppe Grillo si candidasse come segretario del Partito democratico. Con cio' il Pd conferma di essere a'nel caos piu' totale, spaccato in due da un infinita' di polemiche. Come potranno mai gli elettori avere fiducia di un partito come questo?". Ad analizzare la questione dal punto di vista regolamentare, e' stato il senatore del Pd Stefano Ceccanti: "Secondo lo statuto del Pd la domanda di iscrizione di Grillo non sarebbe accettabile. Il comma 8 dell'articolo 2 precisa: 'Sono esclusi dalla registrazione nell'Anagrafe degli iscritti e nell'Albo degli elettori le persone che siano iscritte ad altri partiti politici'. Dato che i partiti politici sono quelle realta' associative che si presentano alle elezioni e dato che in piu' casi Grillo e' stato promotore di liste in concorrenza col Pd, se ne ricava che l'iscrizione dovrebbe essere rifiutata. Nelle primarie 2007 furono legittimamente rifiutate le candidature di Di Pietro e Pannella che erano espressione di altri partiti alleati del Pd. Sarebbe illogico accettare Grillo che non e' neanche un alleato".

Tra i piu' critici con Grillo e' il senatore democratico Marco Follini: "Se Beppe Grillo irrompe sulla scena congressuale del Pd ci sono due modi per ribattere. Il primo consiste nel dire che non e' una cosa seria. Grillo non ha nulla a che vedere con noi, e perfino la sua dichiarazione di candidatura suona piu' come un dileggio che come una proposta. Per guidare una comunita' politica occorre in qualche modo farne parte, condividerne idealita' e progetti. Un comico che sulle ali della sua notorieta' si offre come leader di un partito che non ama e a cui non crede fa fare un altro scivolone alla politica. Si tratta di una pantomima e ha fatto bene l'intera dirigenza del Pd a ricordare che ci apprestiamo a celebrare un congresso e non un happening".

"Il secondo consiste, facendo un passettino piu' avanti, nel mettere al bando di noi stessi ogni concessione, ogni ammiccamento, ogni indulgenza a quella demagogia triviale di cui Grillo e' campione nazionale -ha aggiunto-. E qui forse il discorso si fa piu' impegnativo, meno scontato. Gia', perche' Beppe Grillo puo' permettersi di presentarsi insalutato ospite alle nostre assise perche' noi contro quella demagogia forse non ci siamo spesi abbastanza. La realta' e' che siamo ancora alle prese con le propaggini di Di Pietro. E' stata la innaturale alleanza con l'Idv che ci ha messo nelle condizioni di dover subire un certo numero di intrusioni e condizionamenti nella nostra breve vita di partito. E se ora di punto in bianco spunta Grillo, altro non e' che l'ennesima testa di un Idra populista dalle cui spire non siamo riusciti finora a liberarci". Per Follini, "riproporre da parte mia per l'ennesima volta la fine dell'alleanza con Di Pietro puo' sembrare quasi un tormentone. Ma il fatto e' che nel frattempo lui l'alleanza l'ha rotta davvero. Quella pagina di pubblicita' contro il lodo Alfano nel giorno del G8, e poi quella risposta tra i denti data all'appello appello per la tregua di Napolitano rendono drammaticamente evidente la distanza che corre tra noi e lui. In fondo Grillo affacciandosi alle soglie del nostro congresso non fa altro che vestire di nuove parole questo vecchio e fin troppo conosciuto fantasma".

Follini ha concluso: "A questo punto, almeno per me, dare una risposta statutaria a Grillo significa anche dare una risposta politica ai suoi mandanti. Piu' sara' chiara, meglio sara'. E se magari ci costera' qualcosa, vorra' dire che abbiamo fatto un investimento lungimirante". Parole dure anche da parte di Giovanna Melandri: "A Grillo vorrei dire che il Pd non e' un tram su cui si puo' salire all'occorrenza. Uno che ha sputato veleno sul partito fin dalla sua nascita non puo' candidarsi a guidarlo. Credo che prima dei colpi di scena, chi sceglie di impegnarsi in politica debba avere rispetto per migliaia di cittadini che, a diverso titolo, si sono impegnati per costruire il Pd e che, rispettandolo, ci credono veramente".

Emma Bonino, vice presidente del Senato, ha puntato il dito sul regolamento: "Io ancora non ho capito bene se le regole di questo Statuto del Pd, che ogni giorno di piu' risulta piu' pasticciato, consentono o no la candidatura di Beppe Grillo. Se lo consentono il dibattito deve essere politico, non esistono 'vade retro Satana', si deve discutere di quello che propone. Grillo e' abituato a lanciare anatemi e a fare monologhi, ma non e' mai stato disponibile a dialoghi o confronti. Se poi parliamo del programma che Grillo ha enunciato io trovo che ci siano delle sciocchezze".
"Quanto al Pd -ha proseguito- mi fa piacere che arrivino dichiarazioni di disponibilita' alla proposta di 'doppia tessera' dei Radicali. Con il gruppo parlamentare noi abbiamo avuti rapporti leali, sia nella collaborazione che nel dissenso. Ma con il Partito i rapporti non ci sono. Il problema di fondo mi sembra il come rapportarsi, e l'ipotesi della doppia tessera mi sembra l'ipotesi piu' consona. E' una ipotesi -ha concluso- che si scontra con una visione del partito piu' tradizionalista, come se l'alternativa al partito, come si diceva, liquido, puo' essere solo il ritorno al partito che fu".

Linda Lanzillotta, esponente dei Liberi democratici di Francesco Rutelli, ha invece spiegato: "Grillo puo' candidarsi a fare il segretario del Pd se rispetta tutte le regole del partito, certo io non lo aiuterei visto che in tutto questo tempo non ha fatto altro che insultare lo stesso partito democratico ed il suo segretario, senza contare tutte le offese che lui ha indirizzato a tutte noi donne, del Pd e non, che siamo arrivate alla politica impegnandoci e che, secondo il comico genovese, siamo invece arrivate in parlamento perche' l'abbiamo data. Come donna che sta nelle istituzioni ed insieme a molte altre mie colleghe, pretendo rispetto".

Lanzillotta ha aggiunto: "Gli iscritti del Pd sono persone che hanno una consapevolezza politica che difficilmente darebbe la leadership a Beppe Grillo, se cosi' fosse mi sveglierei in un partito che non e' il mio partito. Diverso invece se una piccola parte, seppur interpretata cosi' populisticamente da Grillo, trovasse il proprio spazio nel Pd, non ci sarebbe nulla di male".
Anche nel mondo dello spettacolo l'ultima iniziativa di Grillo ha fatto discutere: "Grillo e' l'unico in italia ha delle idee, magari la sinistra c'avesse le sue idee, magari c'avesse Grillo. Io non so se la sua e' una provocazione ma se si candida davvero, io lo voto -ha detto Maurizio Crozza-. La sinistra e' stata troppo a menarsela con le lotte intestine, con le faide da veltroniani e dalemiani. Grillo e' l'unico che propone idee e soluzioni concrete. Mentre in questo Paese siamo terribilmente indietro, ancora a parlare di nucleare. Speriamo sia vero che si candida. Certo per la sinistra come l'abbiamo vista finora sara' una bella gatta da pelare".

Secondo Paolo Villaggio, "piu' che l'annuncio di una candidatura mi pare una minaccia. Ad aver paura della sua candidatura deve essere soprattutto la Lega, perche' Grillo parla il loro stesso linguaggio, dice che i politici rubano tutti e sono tutti uguali. Il politburo della Sinistra storce la bocca perche' un comico non ha diritti e lo trattano come un cialtrone. Per questo motivo sarebbe quasi auspicabile che Grillo si candidasse realmente, perche' i politici continuano ad essere troppo abbarbicati alle poltrone".

Sabina Guzzanti, invece, ha evidenziato: "Io penso che quella di Beppe Grillo sia una provocazione che va presa per quella che e'. Ma secondo me arriva in un momento buono per ridiscutere lo Statuto del Pd. Con queste regole, fatte in fretta come e' stato fatto in fretta il Pd, anche Calderoli o anche Forza Italia potrebbero 'scalare' il partito come si scala una banca". L'attrice ha proseguito: "Nello statuto attuale non c'e' niente di democratico ne' di scientifico. I dirigenti del Pd, anziche' avere reazione scomposte, potrebbero prendere spunto da questa mossa di Grillo per ridiscutere le regole, visto che queste regole le hanno create loro. In giro nel mondo non mancano esempi migliori, per dirne uno le primarie degli Usa. Insomma andrebbe fatta una discussione seria coinvolgendo davvero la base, cercando nella societa' civile tutti quelli che possono dare un contributo intelligente".
'Quella di Grillo e' un'idea geniale, straordinariamente positiva. E' un grandissimo messaggio anche se le sue accuse al Pd sono state piuttosto pesanti". Lo ha detto Dario Fo alla trasmissione radiofonica di Radio 2, 'Un giorno da pecora' di Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro.
"Il Pd -ha proseguito il premio Nobel- non deve avere paura della satira e dell'ironia e delle critiche pesanti che sono positive per un partito che va alla deriva'.
PD. TRAVAGLIO: GRILLO HA GIA' VINTO CONTRO IL PARTITO DELLE MUFFE
(DIRE) Roma, 13 lug. - Marco Travaglio non crede che Beppe Grillo "voglia finire la carriera di comico per fare il segretario del Pd. Almeno non glielo auguro", dice il giornalista nella rubrica 'Passaparola', sul suo sito.
E tuttavia, "piu' interessante ancora della candidatura di Grillo e' la reazione del poliburo del Partito Democratico, questi parrucconi indignati, queste muffe che stanno li' incrostate dalla notte al Jurassic Park, non si rendono conto questi poveretti perche' ormai fanno anche pena, sono mucchietti di ossa, che piu' si incazzano e piu' rendono interessante la partita, che piu' si incazzano e piu' dimostrano che se hanno paura di Grillo vuole dire che sono proprio alla canna del gas".
Secondo Travaglio, infatti, "i casi sono due: o Grillo alle primarie prende pochi voti e allora loro potranno dire: avete visto, era un bluff, ai nostri elettori non piace, ha sbagliato partito e quindi perche' preoccuparsi. Oppure Grillo prende molti voti e allora dovrebbero domandarsi il perche'" c'e' chi "va a votare alle primarie del Partito Democratico per Beppe Grillo". Invece di occuparsi di Grillo, "del suo linguaggio, della sua barba, della sua figura e fisionomia, forse farebbero bene a domandarsi perche' una parte degli elettori del Partito Democratico, nonostante che Grillo abbia sempre bastonato il Partito Democratico, condividono quello che dice lui. Non sara' che per sentir parlare di ambiente, di lotta al nucleare e di rifiuti zero bisogna andare sul blog di Grillo? Non sara' che per sentir parlare di acqua pubblica bisogna andare sul blog di Grillo?".
Se i dirigenti del Pd "vogliono sconfiggere Grillo alle primarie dovrebbero provare a cominciare a rubargli il mestiere, a cominciare a parlare di alcune di queste cose che sono tutt'altro che robe qualunquiste o comiche, sono cose normali per una politica normale, invece si incazzano, strillano, preparano codicilli per sbarrargli la strada". Il giornalista osserva poi "che anche se dovesse durare soltanto una settimana, questa candidatura ha gia' sortito i suoi effetti, perche' ha gia' mostrato quale parte del Partito Democratico e' morta e sepolta e quale invece ha ancora una speranza".

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