Visualizzazione post con etichetta libro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libro. Mostra tutti i post

lunedì 25 ottobre 2010

Libri, esce "Inganno Padano" (La Zisa) di Bonasera e Romano



Roma, 23 OTT (Il Velino) - "Da oltre vent'anni - scrive un comunicato delle Edizioni La Zisa - la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d'ordine, la balzana simbologia. Sono pressoche' ignoti, invece, taluni aspetti poco virtuosi che la pongono sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della cosiddetta Prima Repubblica. Questo libro racconta alcuni retroscena volutamente sottaciuti attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all'inizio, alle idee moralizzatrici di Umberto Bossi, per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si e' passati alla gestione del potere. Diventano altresi' chiare le ragioni di fondo che stanno alla base del patto d'acciaio che unisce la Lega al partito-azienda di Silvio Berlusconi.

Fabio Bonasera (Messina, 1971), giornalista professionista. Gli esordi professionali nella sua citta' natale, al Corriere del Mezzogiorno, dopo qualche breve esperienza in alcuni periodici locali. Successivamente, il trasferimento in Veneto, al Corriere di Rovigo, prima di approdare alla corte de Il Gazzettino, dove rimane per diverso tempo, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca e politica. Attualmente, e' direttore responsabile del mensile di Patti (Me) In Cammino.

Davide Romano (Palermo, 1971), giornalista pubblicista. Ha lavorato per molti anni nell'ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate ed e' stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato, tra l'altro: Nella citta' opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005); La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato il saggio inedito del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009)".
(com/gda) 231122 OTT 10 NNNN

martedì 21 settembre 2010

A fine ottobre in libreria: "Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord" di Fabio Bonasera e Davide Romano, Edizioni La Zisa


A fine ottobre in libreria: "Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord" di Fabio Bonasera e Davide Romano, Prefazione di Furio Colombo, Edizioni La Zisa


Da oltre vent’anni la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d’ordine, la balzana simbologia. Sono pressoché ignoti, invece, taluni aspetti poco virtuosi che la pongono sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della cosiddetta Prima Repubblica. Questo libro racconta alcuni retroscena volutamente sottaciuti attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all’inizio, alle idee moralizzatrici di Umberto Bossi, per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si è passati alla gestione del potere. Diventano altresì chiare le ragioni di fondo che stanno alla base del patto d’acciaio che unisce la Lega al partito-azienda di Silvio Berlusconi.



Fabio Bonasera (Messina, 1971), giornalista professionista. Gli esordi professionali nella sua città natale, al Corriere del Mezzogiorno, dopo qualche breve esperienza in alcuni periodici locali. Successivamente, il trasferimento in Veneto, al Corriere di Rovigo, prima di approdare alla corte de Il Gazzettino, dove rimane per diverso tempo, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca e politica. Attualmente, è direttore responsabile del mensile di Patti (Me) In Cammino.



Davide Romano (Palermo, 1971), giornalista pubblicista. Ha lavorato per molti anni nell’ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate ed è stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato, tra l’altro: Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005); La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato il saggio inedito del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009).



________________________________________
Ufficio stampa "Edizioni La Zisa"
via Francesco Guardione n. 5/E, 90139 - Palermo
Tel. +39 091 331104 - fax +39 091 6127870
cell. +39 328 4728708
e-mail: stampa@lazisa.it - www.lazisa.it
Blog; http://edizionilazisa.blogspot.com/

lunedì 2 agosto 2010

Un libro per chi sta in coda



I torinesi promuovono gli uffici dell’Anagrafe, «ma le attese sono ancora troppo lunghe»
ANDREA ROSSI (La Stampa, 02/08/2010)

TORINO
È vero, gli insoddisfatti non sono molti, uno su sette. Però quasi tutti denunciano lo stesso vizio: all’anagrafe c’è troppo da aspettare, le code a volte sono sterminate, e capita di dover tornare in più occasioni per la stessa pratica. L’ultima beffa, tanto per cambiare, arriva da Roma, dove recenti leggi - vedi il documento per l’espatrio dei minori, la cui validità da quinquennale è diventata annuale - impediranno di snellire le procedure e ridurre le attese.

«Senza contare l’ormai consolidata carenza di personale», fanno notare gli uffici. Ecco perché, aspettando tempi migliori, l’assessore all’Anagrafe Giovanni Maria Ferraris ha deciso di installare mini-biblioteche dentro gli uffici presi d’assalto dai torinesi. «In autunno vorremmo lanciare un servizio di prestito libri per il pubblico in coda agli sportelli, così da rendere più rilassante, e con una nota culturale, l’attesa». Una piccola - ma forse preziosa - consolazione per quei torinesi (non molti per fortuna) imbufaliti dopo ore di coda. Già, perché a leggere i loro giudizi la situazione delle anagrafi della città sembra tutt’altro che disastrosa, anzi.

Il ministro della Pubblica amministrazione Brunetta - che ne ha fatto una battaglia quasi personale - sarà contento. Il city manager Vaciago, un altro sergente di ferro con l’ossessione della produttività dei dipendenti pubblici, anche. Quanto all’assessore Ferraris, ieri gongolava scorrendo i dati che dimostrano il livello di soddisfazione dei cittadini. Torino è stata una delle prime città a introdurre la valutazione dei servizi pubblici con il sistema degli emoticon lanciato da Brunetta nella primavera del 2009. Tre faccine: verde, per indicare che si è rimasti soddisfatti; giallo, per dire che si poteva fare meglio; rosso, un disastro.

A un anno dal via a Palazzo Civico hanno tirato le prime somme: tra il primo giugno del 2009 e il 31 maggio di quest’anno negli uffici dell’anagrafe si sono presentati 110 mila torinesi e 48 mila hanno valutato il servizio ricevuto. Di questi il 73 per cento si è detto molto soddisfatto, l’11 mediamente soddisfatto e il 16 insoddisfatto. A giugno 2010 è andata ancora meglio: 57 mila cittadini e 18 mila giudizi, ma stavolta i soddisfatti sono stati il 76 per cento mentre i delusi sono scesi al 14 per cento. «Questi dati sono motivo di soddisfazione per me e per le persone che lavorano negli uffici. In questi giorni ho effettuato sopralluoghi, anche in incognito, soprattutto nelle anagrafi decentrate, e ho visto che il servizio offerto è di livello più che soddisfacente e molto professionale».

Perché i torinesi siano soddisfatti non è dato sapere, la legge non lo prevede. Altra storia per chi ha pigiato il dito sulla faccina rossa: ha dovuto spiegare cosa non va. Per il 40 per cento - si è già detto - l’attesa è troppo lunga, il 37 trova insopportabile non poter chiudere la pratica in un giorno ed essere costretto a tornare, il 24% denuncia la scarsa professionalità degli impiegati. «Ci servirà per migliorare il servizio», conclude Ferraris, «e rimediare alle carenze il più velocemente possibile».

mercoledì 28 aprile 2010

Palermo 30 aprile, Presentazione del libro "Un Miscelino per Rosa. Storia d'amore e di passioni" di Sergio C. Infuso, Edizioni La Zisa




Venerdì 30 aprile 2010 - ore 17.00 -
Sala Gialla Palazzo dei Normanni
a Palermo



presentazione del libro:
Un Miscelino per Rosa
(Storia d’amore e di passioni)
di Sergio Infuso



Edizioni La Zisa
(http://www.lazisa.it/)

Proiezione del video “Un Miscelino per Rosa”
di Gianni Basile e Marcello Fioriani

Saluti dal Presidente dell’ARS Francesco Cascio
Interventi di Pino Apprendi - Rita Borsellino - Vincenzo Consolo - Leoluca Orlando - Italo Tripi
Modera: Marco Pomar
Interviene l’autore

Sergio Cristoforo Infuso, "Un miscelino per Rosa. Storia d’amore e di passioni", Presentazione di Rita Borsellino, Prefazione di Janne Vibaek Pasqualisno, Introduzione di Rosario Mancino, Edizioni La Zisa, pp. 176, euro 14,90



“Alcune notti, tuttavia, fra il mese di dicembre e gennaio, il disturbo arrecato dalla malattia era tale da non permetterle più di stare sdraiata, con il risultato di doverci alzare diverse volte nel cuore della notte. […] Andavamo in cucina, sedevamo sul divanetto e cominciava una carezza sulla spalla in prossimità del polmone destro, un «miscelino per Rosa»”. Siamo al drammatico epilogo di una intensa storia d’amore – sembra un romanzo, ma è tutto vero: luoghi, personaggi, avvenimenti – che si intreccia, per un trentennio, con quella più generale del capoluogo siciliano. Una vicenda privata che nel contempo diventa metafora di quanti, in questa città, non hanno voluto rassegnarsi al degrado collettivo e al progressivo disfacimento delle speranze – la cosiddetta ‘Primavera di Palermo’ – maturate nel corso di lunghe ed estenuanti battaglie civili. Ma la memoria di ciò che è stato e di ciò che poteva essere resta comunque dentro coloro che con passione sino alla fine hanno creduto nel valore catartico di quelle lotte. Un patrimonio, questo, che va comunque salvaguardato e trasmesso a chi, con altrettanto slancio, saprà raccoglierne il testimone. Così come il ricordo di Rosa, protagonista principale di questo racconto, discreta ed incisiva donna dei nostri tempi.


Sergio Cristoforo Infuso, impiegato presso l’Assemblea regionale siciliana, è da lungo tempo impegnato in attività politiche, di volontariato e di promozione del territorio.

giovedì 8 aprile 2010

INVITO - Palermo 10 aprile, Presentazione silloge poesie "Foto senza cornici" (Ed. La Zisa) di Lorenzo Avola

Le Edizioni La Zisa
hanno il piacere di invitare la S.V.
alla presentazione della silloge di poesie
di Lorenzo Avola

che avrà luogo sabato 10 aprile, alle ore 19, presso il CENTRO SOCIO - CULTURALE "SANT'EUGENIO", salone della biblioteca parrocchiale di Villagrazia, a Palermo.

Interverranno: il presidente della III Circoscrizione, dott. Salvatore Adelfio; e il presidente dell'Associazione Socio-Culturale "Sant'Eugenio", dott. Rosario Marchese.
Modererà il giornalista Davide Romano.
Sarà presente l'autore



(…) “Lorenzo, si espone e si dona con quella generosità ottimista e affettuosa che riconosceranno non solo le persone che, a vario titolo e con vari ruoli, vivono e lavorano con lui, ma anche un lettore occasionale che si imbatta nelle sue cose, nelle sue visioni, nella sua amatissima terra. La generosità di chi apprezza il sacrificio e l'amore, ma lotta perché non ogni sacrificio e non tutto l'amore debbano sempre diventare ineluttabile martirio. E questo si chiama speranza”. (dalla Prefazione di Roberto Oddo)



Lorenzo Avola è nato e vive a Palermo dove sta conseguendo la laurea in lettere classiche. Nel 2007 ha vinto il premio speciale Le nuove voci della poesia del Premio internazionale “Nicola Mirto”. È attivo nel mondo del volontariato e organizza incontri a scopo educativo e formativo per il centro culturale “Sant’Eugenio” della sua città. Collabora con il sito internet www.cogitoetvolo.it per il quale si occupa prevalentemente di tematiche di bioetica ed attualità. Questo è il suo primo libro.

martedì 9 marzo 2010

L'IMBALSAMATORE CHE FINI' IN UN MUCCHIO DI CENERE. UN LIBRO DELLE EDIZIONI LA ZISA NE RACCONTA LA STRAORDINARIA VICENDA UMANA


L'IMBALSAMATORE CHE FINI' IN UN MUCCHIO DI CENERE

di LAURA ANELLO - PALERMO

(LA STAMPA - VENERDÌ 5 MARZO 2010)


Nella città che ha genera­to Cagliostro, il mago della truffa e dell'impo­stura, molti dubitava­no che quella bambina addormentata da novant'anni fos­se di carne e di ossa. È di cera, è una bambola, è una replica recen­te, è frutto di un incantesimo, peg­gio, di una diavoleria. Tutto si è scritto su Rosalia, l'ospite più cele­bre delle catacombe dei Cappucci­ni di Palermo, dove centinaia di corpi sono esposti a sfidare titani­camente il tempo e i suoi sfregi. L'incursione più choccante e pro­fonda nella sicilianità che odora di muffe, di incenso e di morte.

E invece Rosalia Lombardo, spi­rata i16 dicembre 1920, una settima­na prima di compiere due anni, è «la più bella mummia del mondo, supe­riore a quelle di Lenin e di Evita Pe­ron, un capolavoro assoluto». Paro­la di Dario Piombino-Mascali, il ri­cercatore dell'Istituto Eurac di Bol­zano che ha appena portato alla luce la storia del suo autore - Alfredo Sa­lafia, classe 1869 - e i segreti del suo «Fluido della Perfezione», fino­ra sconosciuto. Non un prodigio, ma una miscela di glicerina, for­malina, zinco, al­col saturo di aci­do salicilico.

La storia l'aveva dimenti­cato, Dario Piom­bino-Mascali l'ha disseppellito, interpellando i pronipoti, mettendo le mani sulle sue memorie incompiute (titolo: «Nuovo metodo speciale per la con­servazione del cadavere umano allo stato permanentemente fresco»), seguendone la storia fino alla tom­ba. Gli esiti della ricerca sono finiti in un libretto agile e a tratti sbalordi­tivo, “Il maestro del sonno eterno” (Edizioni La Zisa), tri­buto a un uomo che ha dedicato la sua vita alla «consuetudine gentile di tramandare alla posterità intatte le sembianze dei nostri più cari».

Uno scienziato (anche se i suoi studi di chimica e anatomia furono da autodidatta), ma anche un arti­sta. Il suo momento di gloria con la «rimessa in forma» del cadavere del­lo statista siciliano Francesco Cri­spi, morto nell'agosto 1901 a Napoli e sottoposto lì a un procedimento non efficace. «Salafia, nove mesi do­po, gli fece una serie di iniezioni sot­tocutanee - racconta Piombino-Ma­scali -: riempì di paraffina disciolta in etere le porzioni temporali e le guance, sostituì i bulbi oculari con protesi vitree, rimodellò naso, orec­chie e labbra, chiuse la bocca, rein­nestò capelli e baffi ormai caduti». La vedova era strabiliata.

Tre mesi dopo, nell'agosto 1902, quel cadavere sul catafalco faceva un figurone. E così in tutte le com­memorazioni successive in cui il povero corpo-feticcio veniva mostrato al pubbli­co: nel 1904, nel 1905, nel 1910 e ancora nel 1914. Inorriditi? Già. Adesso è diffici­le parlare di morte, superare la rimozione col­lettiva, vincere il tabù. Ma dagli an­tichi Egizi agli anni Trenta del No­vecento le cose sono andate diver­samente, attraverso tecniche di pietrificazione, eviscerazione, disi­dratazione, bendaggi. «Un'arte mil­lenaria - dice Piombino-Mascali - in­terrotta con le due guerre mondiali, quando le perdite umane all'ordine del giorno segnano una caduta di inte­resse verso i costu­mi funebri, verso la dignità del corpo».

Da Crispi in poi, per le mani di Sa­lafia, passarono prelati, aristocratici e altoborghesi, mentre i poveracci continuavano a finire nelle fosse co­muni senza alcun maquillage. Inevita­bile allora nel 1909, lo sbarco a New York, dove l'imbalsamatore fondò una società, garantendo pure il servi­zio «soddisfatti o rimborsati». Qui congreghe di scienziati e cassamorta­ri si stupirono compiaciuti dei prodigi del professore, ispezionando cadave­ri ed eccependo su colorito, consisten­za, aspetto. Parabola veloce, che si concluse nel 1912. Poi il ritorno in Sici­lia e altri corpi da eternare.

Tra questi, Rosalia, la bambina delle catacombe. La sua radiografia rivela la presenza di tutti gli organi interni, di una struttura ossea intat­ta e pure di una boccetta di vetro collocata dietro la testa, probabil­mente riempita di illuministici elisir di lunga morte, sostanze anti-muffa. Sulle cause della sua fine è ancora mistero: nel verbale necroscopico si parla di broncopolmonite, ma altre testimonianze si dividono tra difteri­te e tifo addominale.

«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazio­ne del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quin­di, fu forse ridimensionata per con­servare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Ave­va 62 anni. Delle sue spoglie, esuma­te nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.

«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazio­ne del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quin­di, fu forse ridimensionata per con­servare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Ave­va 62 anni. Delle sue spoglie, esuma­te nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.

«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazio­ne del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quin­di, fu forse ridimensionata per con­servare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Ave­va 62 anni. Delle sue spoglie, esuma­te nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.


L'autrice:

LAURA ANELLO VIVE A PALERMO E SCRIVE PER «LA STAMPA» DI CRONACA, COSTUME E CULTURA. E' AUTRICE DI «AMORE DI MADRE», DEDICATO ALLA MADRE DI FULVIO FRISONE, IL FISICO NUCLEARE CATANESE IN SEDIA A ROTELLE DALLA NASCITA, DALLA CU I STORIA È STATA TRATTA UNA FICTION RAI.

venerdì 5 marzo 2010

Ecco la formula segreta del signore delle mummie. La Zisa pubblica un libro che svela i segreti del maestro del sonno eterno.


IL SUO "fluido della perfezione" ha spopolato nei primi anni del Novecento, non soltanto nella sua Palermo, ma persinoa New York dove impiantò la Salafia permanent method embalming company offrendo anche una sorta di pacchetto "soddisfatti o rimborsati". Alfredo Salafia, nato nel capoluogo siciliano nel 1869, di professione era imbalsamatore. Così si legge anche sulla sua carta identità del tempo. M a poco o nulla si è mai saputo della sua vita e della sua formula miracolosa di imbalsamazione che ha trasformato la piccola Rosalia Lombardo, morta nel 1920 a causa di una broncopolmonite o forse di una malattia "esotica", e custodita con altre duemila mummie nelle catacombe dei Cappuccini, in una sorta di simbolo dell' immortalità che ha fatto il giro del mondo. Adesso il manoscritto di Salafia dal titolo "Nuovo metodo speciale per la conservazione del cadavere umano intero allo stato permanentemente fresco", rimasto inedito per quasi un secolo, è al centro del libro "Il maestro del sonno eterno", scritto da Dario Piombino-Mascali, giovane antropologo e ricercatore messinese dell' Accademia Europea di Bolzano, pubblicato dalla casa editrice La Zisa, che sarà presentato il 5 marzo alle 18 alla libreria Feltrinelli. Per la prima volta si ripercorre nel dettaglio il metodo di imbalsamazione di Salafia che in vita non si specializzò mai in Medicina, ma coltivò un costante esercizio nella chimica, nell' anatomia e nell' estetica inoltrandosi nella professione partendo con esperimenti tassidermici sui corpi degli animali per arrivare poi agli esseri umani. Alla base del metodo c' era la famosa formula segreta che Salafia non rivelò mai pubblicamente prima della sua morte, ma che in qualche modo dovette diffondersi tra alcuni allievi come testimoniano un paio di documenti - riportati nella pubblicazione - successivi alla morte dell' imbalsamatore. «Il fatto - scrive Piombino-Mascali - che Salafia abbia perfezionato il proprio fluido entro il 1901 suggerisce che egli sia stato uno dei primi a mettere a punto una formula d' imbalsamazione "moderna" non più costituita da sostanze tossiche come l' arsenico e il mercurio, altamente nocive per l' operatore». La formula scovata dal ricercatore fra le carte sepolte dall' oblio è molto precisa: una parte di glicerina, una di formalina al quaranta per cento satura di zolfato di zinco e con il dieci per cento di cloruro di zinco secco, una ancora di alcool satura di acido salicilico. Tutto somministrato con una sola iniezione, come suggerisce Salafia, preferibilmente attraverso un' arteria femorale. «Messa a nudo un' arteria femorale - riporta l' autore attingendo al manoscritto di Salafia - si incide la parete superiore per una lunghezza capace di lasciare il tubetto di vetro con la direzione verso il tronco: si lega bene il tubetto di vetro all' arteria e si lega pure l' altro lato dell' arteria; si apre il rubinetto e così sarà iniziata l' iniezione endovasale». Si legge ancora nel manoscritto dell' imbalsamatore: «Per ottenere una pressione uguale e costante, l' iniezione endovasale, deve eseguirsi a mezzo di una vaschetta di vetro con tubo di gomma posta a m. 1,50 più alta dell' arteria da cui si vuole introdurre il liquido conservativo». Con questa procedura la piccola Lombardo si è mostrata per decenni con un viso turgido e rotondeggiante, grazie anche a iniezioni di paraffina disciolta in etere. «La glicerina - spiega l' autore del libro - faceva sì che il cadavere non si disidratasse troppo, oltre a donare elasticità e uniformità di colore ai tessuti. La formalina esercita un' azione disinfettante e disidratante e i sali di zinco una funzione antisettica e preservativa. Infine l' alcool agiva sia come veicolo che come sostanza conservativa e penetrante, mentre l' acido salicilico preveniva la formazione di funghi». All' interno del corpo di Rosalia Lombardo, grazie all' impiego di una sofisticata apparecchiatura radiografica, Piombino-Mascali ha potuto anche rivelare nel cranio ancora intatti entrambi gli emisferi cerebrali, nella cavità toracica la struttura polmonare e a livello addominale il fegato. Oggi, però, il ricercatore lancia un serio allarme sulle condizioni del corpo della bambina: «Sono evidenti - scrive Piombino-Mascali - un certo oscuramento del volto così come lo sbiadimento dei capelli e tessuti per un processo di fotossidazione. È in atto un progressivo deterioramento imputabile alla continua esposizione alla luce. Inoltre l' aumento dell' umidità e l' inquinamento atmosferico all' interno delle catacombe forma acidi corrosivi che minacciano la sua conservazione». Così l' incuria e i tempi lunghi degli iter burocratici rischiano di rovinare un processo che aveva il sapore dell' eternità. Per intervenire sulla bambina adesso si attende un immediato benestare dalla Soprintendenza ai Beni culturali. Ma Salafia imbalsamò oltre cento corpi, fra cui personaggi illustri come Francesco Crispi, di cui restaurò il corpo, e ancora il cardinale Michelangelo Celesia, il senatore Giacomo Armò, l' etnografo Giuseppe Pitrè e il conte di Francavilla. E fra quelli ancora oggi conservati nella cripta dei cappuccini, oltre alla piccola Rosalia, il fratello Ernesto Salafia e il vice console Giovanni Paterniti. Del corpo dello stesso Salafia, invece, come fosse una beffa del destino, non rimane nulla. Forse l' abito blu che indossava al momento della morte avvenuta nel 1933 per un' emorragia cerebrale, giace dimenticato sul fondo di una tomba del cimitero di Santa Maria di Gesù. - CLAUDIA BRUNETTO

lunedì 4 gennaio 2010

LIBRI: PER LE EDIZIONI LA ZISA ANNA MAURO FIRMA 'STRACCHIOLITUDINE' =


Palermo, 4 gen. - (Adnkronos) - Raccontare la storia degli 'invisibili', coloro che non hanno voce in capitolo ma che cercano di imporre la loro presenza in una societa' che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo. Questo l'obiettivo che la palermitana Anna Mauro persegue nel saggio "Stracchiolitudine" in libreria per le Edizioni La Zisa.

Franca, la 'stracchiola' protagonista del libro, e' una delle tante donne invisibili: una donna mossa dal desiderio di essere libera che coltiva il desiderio di riscattarsi.Franca, nonostante tutto, e' una donna spassosa, esilarante, che ai margini della societa' non ci vuole stare 'manco scannata morta' e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: e' semianalfabeta.

Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna Anna Mauro sostiene di essere l'unica eccezione che conferma la regola 'L'ironia e' delle persone intelligenti'. Si definisce scriborroica e femminopatica.

giovedì 3 dicembre 2009

Arriva in libreria - Anna Mauro, "Stracchiolitudine", Edizioni la Zisa, pp. 128, euro 12



«Accanto al mondo dei potenti e dei conformisti ne esiste un altro parallelo. È il mondo degli invisibili, di tutti coloro che non hanno voce in capitolo, eppure eccedono nei gesti, nella voce, nell’uso delle parole, come a volersi imporre su una società che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo.
Eppure basterebbe ascoltarli, lasciandosi avvolgere dalle atmosfere dei luoghi in cui vivono, storditi dai suoni e inebriati dagli odori, per comprendere quale profonda saggezza possa annidarsi in questi animi.
La consapevolezza dell’essere pedina troppo piccola per influenzare un sistema che sembra non tenere conto della loro esistenza e la saggezza esistenziale che pure riesce ad elevarsi al di sopra della politica e delle convenzioni sociali.
Franca, la “stracchiola”, è una delle invisibili: è la libertà dell’essere, è la voglia di andare oltre, è la voglia di essere altro. È voglia di riscatto.
La stracchiola è babbaluci che vuole fuggire dalla pentola per non fare la tragica fine dei suoi simili: agonizzare e morire lentamente in un soffritto con le corna di fuori.
Bene! Detto così “Stracchiolitudine” sembrerebbe uno di quei libri che se lo leggi e hai la depressione, vai di filato a ricoverarti in una clinica per malattie psichiatriche, oppure uno di quei polpettoni “inchiummusi” che ti spappola i neuroni cerebrali e che ti fa fare due… grandi quanto una casa.
Invece no! La protagonista, Franca è una donna spassosa, esilarante, che ai margini della società non ci vuole stare “manco scannata morta” e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: è semianalfabeta.
La mattina che la mia fantasia l’ha visualizzata, ho cominciato a sghignazzare sommessamente (erano le prime ore dell’alba e temevo un ricovero coatto), l’ho guardata fissa negli occhi e le ho intimato: Vai Franca, provaci!
Acchiana i muri lisci e niesci! Urla la tua verità. In fondo dici cose che molti vorrebbero dire e non troveranno mai il coraggio di dire.
E ricordati… “È meglio morire con una risata che essere ricacciata nella pentola per finire …sucata!”». (dall'Introduzione di Anna Mauro)
Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna (per la precisione vive a casa sua ed insegna in un liceo cittadino) sostiene di essere l’unica eccezione che conferma la regola “L’ironia è delle persone intelligenti”. Si definisce scriborroica e femminopatica.





giovedì 26 novembre 2009

Palermo 27 novembre, Presentazione del volume di Rosario Norrito, OMBRE DI VETRO, La Zisa


Venerdì 27 novembre, alle ore 21,00, presso l'Associazione culturale e teatrale "LaTraccia" di via Porta di Castro n. 95, a Palermo, presentazione del libro "Ombre di vetro" di Rosario Norrito, edito dalla casa editrice La Zisa. Intervengono: l'autore, il giornalista Davide Romano e Rosanna Rumore (filosofa). A seguire breve spettacolo (estratto dal libro) dal titolo "Il non senso dell'oltre", regia di Rosaria Favarò. In scena: Rosaria Favarò, Eva Favarò e il sax di Michele Mazzola. A conclusione degustazione vini e buffet. Ingresso libero.

Il libro- “In fondo, tutta la filosofia è stata fatta da uomini che hanno tentato di superare o cancellare i confini posti da altri, ma con scarsi risultati, anzi, dopo vari tentativi, si sono ritrovati con voragini più profonde. Anche un epistemologo di prim’ordine come Popper si era arreso a questa fatalità, al punto di affermare che la scienza è un continuo abbattere confini per poi trovarsene altri da superare. Quanti giganti, che intrapresero il viaggio, sono tornati e hanno potuto raccontare cosa hanno visto? Ma dall’Oltre non vi è ritorno! Semmai qualcuno vi ha messo piede non lo sapremo mai. Se i filosofi possono insegnarci qualcosa è quello, appunto, di andare da un’altra parte per scoprire strade che non sono mai state battute, ma con prudenza perché, una volta imboccate… è finita!”.


Rosario Norrito, insegna filosofia e psicologia nei licei psicopedagogici. È stato conduttore di gruppi nel progetto “Comunicare educando & Educare comunicando” promosso dal l'Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia. Esperto in metodologia didattica tiene corsi sulla mnemotecnica e sulle diverse strategie per un apprendimento efficace. Ha ottenuti diversi riconoscimenti in ambito pittorico e poetico. Nel concorso letterario “Città di Monza 2000” con l'opera La notte bianca è risultato tra i vincitori.

lunedì 23 novembre 2009

In libreria - Anna Mauro, “Stracchiolitudine”, Edizioni La Zisa, pp. 128, euro 12


Accanto al mondo dei potenti e dei conformisti ne esiste un altro parallelo. È il mondo degli invisibili, di tutti coloro che non hanno voce in capitolo, eppure eccedono nei gesti, nella voce, nell’uso delle parole, come a volersi imporre su una società che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo.
La protagonista, Franca, è una donna spassosa, esilarante, che ai margini della società non ci vuole stare “manco scannata morta” e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: è semianalfabeta...

Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna (per la precisione vive a casa sua ed insegna in un liceo cittadino) sostiene di essere l’unica eccezione che conferma la regola “L’ironia è delle persone intelligenti”. Si definisce scriborroica e femminopatica.

lunedì 26 ottobre 2009

Palermo 29 ottobre, Tommaso Romano presenta ANALISI di Francesco Galioto




Giovedì 29 ottobre 2009
ore 18:00 Auditorium RAI
viale Strasburgo 19 - Palermo

Il prof. Tommaso Romano presenta la silloge di poesie

ANALISI
(Ed. La Zisa - Palermo)
di Francesco Galioto

Modera il giornalista Davide Romano

E’ presente l’autore

Segue rinfresco


Queste liriche di Francesco Galioto possiedono, secondo il giudizio di Salvatore Rizzo, “una forza evocativa potente […], il cui distillato è una nostalgia non struggente, amara semmai, come di grandi e piccoli valori che si sono perduti e che si dispera di ritrovare. A volte, però, è come se risorgessero, almeno nello spasimo della memoria, come se, grazie a un’inattesa resipiscenza, trovassero nuovamente la forza di dichiararsi, di proclamare il proprio diritto di cittadinanza in una terra desolata che pare non conoscere più sentimenti né regole. C’è, in questa Analisi poetica di Francesco Galioto, in parte scovata per caso dal passato […] il leit-motiv del bilancio, attraverso una riflessione esistenziale o la semplice osservazione quotidiana, […] il raffronto severo, tra il fosco e il nuvoloso […] tra ieri e oggi, il grumo che lascia nell’anima una piccola sconfitta forse senza possibilità di rivincita […], lo smarrimento verso cui fa scivolare lentamente la consapevolezza di una rotta ormai difficile, se non impossibile, da correggere”.

Francesco Galioto (Palermo 1948), impiegato in una Azienda municipalizzata cittadina, pubblicista, vanta una lunga esperienza teatrale come autore, regista e attore in diverse compagnie filodrammatiche. Direttore responsabile del periodico “Arenella News”, ha pubblicato il volume Il presepe nella grotta, che trae spunto da alcune proprie scoperte archeologiche.

sabato 11 luglio 2009

In liberia – “LE PAROLE DELLA MAFIA" di Rosario Mancino, Editore La Zisa, Palermo



In liberia – “LE PAROLE DELLA MAFIA. I protagonisti, le opere, la legislazione” di Rosario Mancino, prefazione di Giuseppe Lumia (Commissione parlamentare Anatimafia), Editore La Zisa, Palermo, pp. 208, euro 10 - ISBN 978-88-95709-20-8

Il volume di Rosario Mancino è un utile ed agile strumento di consultazione per tutti coloro che sono interessati a conoscere la complessità del fenomeno mafioso e, unitamente ad esso, le molteplici strategie che nel corso dei decenni sono state messe in campo, dal movimento antimafia e dalle Istituzioni, per tentare di contrastarne la capacità offensiva e di penetrazione nei gangli vitali della società italiana. Insieme al dizionario dei termini fondamentali comunemente usati nei mezzi di comunicazione, l’autore fornisce, in apposite sezioni, un’ampia panoramica della saggistica specifica dell’argomento, delle principali opere letterarie, dei film, delle vittime dall’Unità d’Italia ai nostri giorni, delle organizzazioni antimafia, dei siti web istituzionali e, infine, delle leggi emanate dal Parlamento nazionale e dalla Regione siciliana.

Rosario Mancino, giornalista e scrittore, è nato a Palermo, dove vive e lavora. È autore del romanzo Ecologia del delitto (Roma, 2004) e del saggio storico Palermo 1925. La città, il fascismo, gli oppositori (Palermo, 2006)

venerdì 10 luglio 2009

La Zisa, Amadore e il libro che alla mafia non piace

GIORNALISTI: ANCORA DANNEGGIATA AUTO CRONISTA SOLE 24 ORE

L'auto del giornalista del 'Sole 24 Ore', Nino Amadore, autore del libro ''La zona grigia, professionisti al servizio della mafia'', e' stata nuovamente danneggiata. Il cofano della vettura, una Ford Focus, e' stato infatti rigato con un chiodo. L'episodio e' accaduto l'otto marzo scorso mentre il giornalista stava moderando un dibattito all'istituto Don Bosco Ranchibile, a Palermo. L'auto era parcheggiata nel cortile interno dell'istituto. Le indagini sono condotte dalla polizia, dopo la denuncia presentata dal giornalista. L'auto di Amadore era gia' stata danneggiata il 13 gennaio scorso ad Agrigento, sempre in occasione di un dibattito moderato dal giornalista.



NOI, LA CRONACA E LE INTIMIDAZIONI

di Ferruccio de Bortoli

Chiedo scusa ai lettori se parliamo di noi. Ma episodi come quello accaduto ieri al nostro giornalista Nino Amadore non possono essere taciuti. Amadore è il cronista che segue da Palermo il tentativo di molti imprenditori coraggiosi di liberarsi dal ricatto quotidiano del “pizzo” e da storici e radicati tentacoli mafiosi. I suoi articoli, e quelli di tanti altri colleghi del Sole 24 Ore, hanno dato corpo e sostegno a una nuova stagione di coraggio civile, sfociata nella decisione della Confindustria siciliana di espellere chi cede al “pizzo”. Venerdì sera Amadore ha presentato ad Agrigento, insieme al presidente dell'Unione industriale, Giuseppe Catanzaro, il suo libro La zona grigia, professionisti al servizio della Mafia (La Zisa editore) in cui si denunciano omertà, collusioni, quando non vere e proprie complicità, di esponenti del mondo economico e professionale siciliano con cosche e padrini. Ieri mattina, nella città all'ultimo posto nella classifica del Sole-24 Ore del Lunedì fra le città capoluogo di provincia per sicurezza e vivibilità, Amadore ha trovato la sua auto seriamente danneggiata. Un gesto d'intimidazione non grave ma significativo nei confronti di un collega impegnato, insieme a esponenti della società civile che vivono ormai da mesi sotto scorta, in una quotidiana battaglia di civiltà. Amadore e «Il Sole 24 Ore» continueranno a fare il loro lavoro. Non ci sono alternative. Ogni piccolo cedimento, e lo sanno molti servitori dello Stato schierati sul fronte invisibile della lotta alla criminalità, è una grande vittoria di chi attenta alla legalità di un Paese che ne ha poca, pochissima. L'episodio di Agrigento mi spinge a rivelare un altro episodio che ci riguarda, accaduto nelle scorse settimane e che in un primo momento ho preferito tenere riservato. Una busta con due proiettili è stata indirizzata alla direzione di questo giornale. Conteneva una serie di considerazioni, chiamiamole così, sull'inchiesta condotta da Roberto Galullo, un valido inviato che da mesi scrive sull'attività e sui legami economici della 'ndrangheta calabrese. Inutile dire che Galullo e «Il Sole 24 Ore», come sopra, continueranno a fare la loro pur piccola parte. (f. de b.)







MAFIA, INTIMIDAZIONE CONTRO IL SOLE-24 ORE
di Serena Uccello

Ennesimo atto di intimidazione in Sicilia contro un giornalista. Questa volta a essere preso di mira è stato Nino Amadore, redattore del Sole 24Ore-Sud a Palermo, il quale ieri mattina ad Agrigento ha trovato la propria auto fortemente danneggiata. Il giornalista del Sole, che negli ultimi mesi ha seguito la rivolta degli imprenditori siciliani contro la mafia e contro il racket, la sera precedente aveva presentato al Polo universitario della città dei Templi su invito di Nino Randisi, segretario del sindacato dei giornalisti di Agrigento, il suo libro "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia". Quanto accaduto è stata «l'opera di un imbecille o di più imbecilli al servizio della stupidità umana. Se qualcuno con questo gesto ha ritenuto di fare una cortesia ai boss ha sbagliato bersaglio: io non mi fermo», ha commentato Amadore. Per Leone Zingales dell'Unione cronisti si è trattato dell'ennesimo gesto di intimidazione verso la stampa: «Evidentemente – ha detto – un certo modo di fare informazione, quello che pubblica i nomi e i cognomi di corrotti, mafiosi e collusi sta infastidendo non solo i piccoli malavitosi e i capibastone, ma anche coloro che oggi gestiscono comitati d'affari inquinati e che pensano di potere imbavagliare la stampa coraggiosa». Sul caso è intervenuto anche il segretario dell'Assostampa di Palermo, Enrico Bellavia: «Tra censure, perquisizioni e minacce siamo al minimo storico nella storia recente del libero esercizio dell'attività giornalistica in Sicilia». Solidarietà al giornalista del Sole-24 Ore è arrivata dal Comitato di redazione del «Giornale di Sicilia» e dagli imprenditori impegnati sul fronte della lotta al racket e per la legalità: da Antonello Montante, presidente di Confindustria Caltanissetta, a Giuseppe Catanzaro presidente di Confindustria Agrigento – intervenuto alla presentazione del libro e che si dice «sconcertato per l'accaduto» – al vicepresidente di Confindustria con delega per il Mezzogiorno, Ettore Artioli. A nome di tutti parla Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia: «Faccio fatica a pensare – dice – che si possa trattare di una semplice coincidenza dopo la presentazione del coraggioso libro di Amadore, il quale è impegnato da tempo sui temi del contrasto alla criminalità attraverso la sua attività di giornalista. Occorre fare chiarezza». Solidarietà anche dal presidente della Provincia di Agrigento Vincenzo Fontana e dal sindaco Marco Zambuto.





I nomi dei collusi nel libro di NINO Amadore

di Serena Uccello



Da un lato le indagini, persino le condanne. Numerose, numerosissime, in crescita. Dall'altro i provvedimenti degli Organi professionali, uno, due, tre, neanche una decina. Un buco nero, una voraggine su cui «La zona grigia, professionisti al servizio della mafia», di Nino Amadore (La Zisa, 145 pagg., 10 euro) richiama l'attenzione. E rompe il silenzio. Perché dei colletti bianchi della mafia si parla spesso, ma sempre in astratto, o più drammaticamente con il fanalismo di un danno collatterale. Senza invece fare nomi e cognomi, senza cercare di capire quanto, come, e dove i collusi o i favoreggiatori agiscono.

Il libro di Nino Amadore di nomi ne fa. Quelli dei medici degli avvocati, dei commercialisti, degli ingegneri coinvolti dalle inchieste della magistratura. Con gradi di responsabilità diversi: c'è ad esempio Giuseppe Guttadauro medico ma anche capomandamento di Brancaccio, ci sono gli avvocati Gianni Lapis e Giorgio Ghiron legati a Massimo Ciancimino e al centro di una maxi operazione di riciclaggio. Intanto gli Ordini, per agire, prendono tempo e aspettano (forse) la Cassazione.












MINACCE AL SOLE, SOLIDARIETÀ BIPARTISAN
AMATO SFIDA LE COSCHE: NON INTIMIDITE PIÙ NESSUNO

di Gabriella Monteleone



Hanno preso un punteruolo e gli hanno sfregiato tutta la macchina lasciandola a terra con le ruote sgonfie. A fugare il dubbio che possa trattarsi di una semplice “ritorsione” per un parcheggio sbagliato, ai danni del giornalista del Sole 24ore, Nino Amadore, c’è la «coincidenza» del fatto, avvenuto venerdì scorso ad Agrigento, con la presentazione del suo libro La zona grigia, professionisti al servizio della mafia (La Zisa editore). Il titolo è già di per sé esaustivo del suo impegno giornalistico laddove racconta di collusioni e connivenze a vario titolo con le cosche mafiose di tutto quel mondo borghese «pronto a condannare la criminalità quando riguarda gli altri, ma anche ad abbassare la barra della moralità quando deve guardare dentro casa propria» ha spiegato Amadore. Le case proprie sono gli ordini professionali e gli albi, ai quali medici, geometri, commercialisti, avvocati, e tecnici di ogni genere fanno riferimento e dei quali Cosa nostra si nutre per fare i propri affari. Argomento scomodo, dunque, che dovrebbe (ma così non è) fare il paio con la svolta intrapresa da Confindustria siciliana per espellere gli imprenditori che pagano il pizzo e sostenuta in questi mesi con forza dal Sole 24ore, tant’è che il direttore De Bortoli ha rivelato di aver ricevuto tempo fa due proiettili in una busta che faceva riferimento ad altre inchieste sulla ‘ndrangheta condotte da un altro giornalista, Roberto Galullo. Non stupisce l’“interesse” delle cosche per un’informazione che si espone sul fronte della criminalità organizzata, un fronte spesso sottaciuto dalla politica e trascurato dalla stessa informazione ma non da Cosa nostra, almeno quando non riesce a “comprarla”. Eppure la sfida di Confindustria nell’isola segna una vera cesura con il passato ricevendo il massimo sostegno fattivo dello stato. Non a caso Ivan Lo Bello, presidente dell’associazione regionale, ripete che «non ci sono più alibi per non denunciare gli estorsori», quasi in tandem con il ministro Amato che ha subito impegnato gli inquirenti per individuare i responsabili delle minacce, ma ha anche rilanciato una sfida che assomiglia ad un anatema: «Oggi in Sicilia c’è un clima nuovo – ha detto – la società non accetta più i condizionamenti delle cosche e lo stato sta facendo la sua parte con i ripetuti arresti dei boss. C’è una nuova alleanza, che isola i mafiosi e li condanna alla sconfitta. Sappiatelo –ha concluso – non intimidite più nessuno». La denuncia delle minacce subite dalla direzione e dai giornalisti del Sole 24ore ha raccolto ieri manifestazioni di solidarietà assolutamente bipartisan, a cominciare dal presidente del senato, Marini e dai ministri Chiti, Mastella e Bindi, passando per Schifani e Bonaiuti di Forza Italia e Ronchi di An. A sostegno di questa «preziosa e importantissima campagna, in Sicilia e non solo, contro la criminalità organizzata» si schiera anche il Pd con Roberta Pinotti, responsabile sicurezza. Per Rita Borsellino il libro di Amadore lancia un appello indiretto agli ordini professionali perché adottino anche loro un codice etico ed espellino chi favorisce la mafia. Ovvio che Cosa nostra tema l’effetto valanga.

giovedì 9 luglio 2009

Sesso, denaro e tradimenti un libro fa tremare Facebook

Sesso, bugie e Facebook. L'uomo che sta facendo tremare il social network più famoso del mondo ha la faccia di un ragazzone, i capelli biondi impomatati, l'occhialino che fa intellettuale e un contratto da un milione di dollari. Ma non fidatevi delle apparenze: Ben Mezrich, 40 anni, da Boston, laurea ad Harvard e una decina di bestseller, è un mostro. E non solo di bravura. Sarah Lacy del Washington Post: "La sua deontologia è disgustosa". Brad Stone del New York Times: "Sotto una patina romanzesca maschera la completa insulsaggine del suo reportage". Eppure il suo libro, "The Accidental Billionaires", 227 pagine in uscita il 14 luglio negli Usa per Doubleday, è un successo annunciato. Non bastava il sottotitolo: "La nascita di Facebook: una storia di sesso, denaro, genio e tradimento". Ci s'è messo pure Kevin Spacey: "Forse pensavate di conoscere la storia di Facebook, ma non potete mai aver sentito questa storia". Un vero e proprio lancio per il libro già pronto a diventare film prodotto dallo stesso Spacey e diretto dal David Fincher di "Fight Club" e "Benjamin Button".
D'accordo: la storia dei ragazzini di Harvard, Mark Zuckerberg in testa, diventati miliardari con quel software che, all'inizio, serviva come collante della comunità studentesca, è stranota. Ma allora cos'è che sta facendo arrabbiare i Facebook boys? Sentite come Mezrich racconta la nascita del network a cui duecento milioni di persone nel mondo affidano i segreti più intimi e le immagini più care. "Zuckerberg ed Eduardo Saverin, il suo amico, non erano abbastanza cool per stanare le ragazze più carine del campus nella vita reale - ma nel mondo virtuale, beh, lì non c'era nulla in cui non potessero riuscire. Così cominciarono a coltivare l'idea di un sito che raccogliesse tutte le ragazze di Harvard. Usando le doti di hacker, Mark si infiltrò nel sistema dell'università e scaricò le foto di ammissione di tutte le ragazze. Eduardo lo aiutò a costruire un programma che tenesse in ordine le foto rubate: lo chiamarono FaceSmash, e non faceva altro che far comparire due foto di ragazze sullo schermo. Tu cliccavi su una delle immagini, e un complesso algoritmo cominciava a ordinarle in una classifica di attitudine sexy. Nel giro di due ore l'80 per cento della popolazione maschile della scuola aveva votato, mandando in tilt il sistema informatico di Harvard".
Sesso. Ancora sesso. Volevano entrare nel Final Club, l'associazione più esclusiva. Per rubarne i segreti. Zuckerberg era arrivato perfino ad accovacciarsi sotto il divano di una studentessa per riversare sul web il suo incontro clandestino. Nulla li avrebbe fermati. Del resto alla scuola superiore Mark era già finito in una lista dell'Fbi per essersi infiltrato in un sito governativo. Volevano sfuggire alla nomea di nerds, i ragazzi secchioni. E con i primi quattrini "vivevano una vita selvaggia e da re. Una volta si mangiarono un intero koala sullo yacht dell'amministratore delegato di Sun Microsystems".
Ok, direte: c'è n'è abbastanza. E ci sarà anche da ridere, ma la questione negli States sconvolti dalla crisi dei giornali si sta facendo gravissima. Ovvio che i diretti interessati tendano a smosciare: "Ben Mezrich vuole passare alla letteratura come lo Jackie Collins di Silicon Valley" ha ironizzato con l'inglese Observer il portavoce di Facebook, Elliott Schrage. La questione è più complessa. I libri di Mezrich sono pubblicati sotto la dizione non-fiction. Anche "Bringing Down The House", il bestseller precedente, da cui Hollywood ha tratto il filmone "21", era stato presentato come un reportage: la storia degli studenti del Mit che sbancano i casinò di mezzo mondo grazie a un sofisticatissimo sistema matematico applicato al gioco. Peccato che il Boston Globe con una contro-inchiesta abbia praticamente smontato tutto.
lui, Ben? Forte delle classifiche, e di Hollywood, spiega che stavolta si è limitato a raccogliere il racconto di Eduardo, il compagno d'avventura di Mark. Anche qui: il ragazzo ne ha di risentimento con Zuckerberg, era stato messo alle porte. C'è stata anche una causa, già chiusa, che ora riaprirà sulla scia delle "rivelazioni". Domanda: ma come mai in tutta la ricostruzione la voce mancate è, guarda caso, proprio quella di Zuckerberg? Risposta: "C'era sempre qualcuno che diceva: Mark dovrebbe parlarti, Mark potrebbe chiarirti questo, ma alla fine lui ha deciso di no e ha fatto capire ai suoi collaboratori che era meglio tacessero". Così Mezrich ci ha scritto un romanzo. E l'ha chiamato inchiesta.
(8 luglio 2009)