venerdì 6 giugno 2014
Palermo 10 giugno, Si presenta “La radice del baobab” di Alfio Gennaro (Ed. la Zisa)
sabato 9 marzo 2013
Siamo stati bogottati!
lunedì 3 ottobre 2011
Arriva in libreria, “La casa con i balconi”, Prefazione di Daniela Werth, Ed. La Zisa, pp. 176, euro 14,90

"La casa con i balconi” prima di diventare un libro è stato un desiderio. Un desiderio di riscatto sociale per la famiglia dell’autrice, maturato in un ambiente dove si poteva credere che la linea di demarcazione tra il benessere e la miseria risiedesse nel livello dell’abitazione, nella prospettiva concreta, bassa o alta, dalla quale era consentito guardare alla vita. Adesso è il libro di chi, arrivata a una certa età, si volge all’indietro, non tanto per fare un bilancio bensì per riannodare il presente al passato, per ribadire e ricordarci che le prospettive di un futuro gratificante sono imprescindibili dal grado di cultura acquisito. Un libro che fa emergere i ricordi come l’unico patrimonio che può dare la certezza dell’onestà intellettuale in cui si è svolta un’esistenza. Così nel raccontarci dell’ignoranza, tramandata di padre in figlio ma che nella sua apparente banalità diventa cardine dell’insegnamento di un popolo di rassegnati “Munnu ha statu e munnu è”, mescola continui inviti a una conoscenza “che rende liberi”, richiami al diritto all’istruzione, appelli alla denuncia dei palesi comportamenti devastatori di un popolo per il quale “ la mafia non esiste”. Giuseppina Baldanza, in questo suo ripercorrere la propria esistenza e metterla per iscritto con semplicità e notevole efficacia apre un’immaginaria trattazione con chi leggerà, e siamo certi che alla fine ci sentiremo pervasi da quella grande consapevolezza che è propria di chi ha amato insegnare non soltanto dietro una cattedra.
Giuseppina Iacono Baldanza è nata e vive ad Agrigento. Ha conseguito l’abilitazione magistrale presse l’istituto “R. Politi” della sua città. Ha iniziato la sua prima esperienza lavorativa in Baviera presso un centro elettronico come perforatrice, traduttrice ed interprete. Nel ’69 ha lasciato il posto di lavoro per dedicarsi definitivamente alla docenza nelle pluriclassi d’inserimento nella regione della Renania. Rientrata in Italia, ha continuato l’insegnamento nella scuola materna fino al suo naturale ritiro in pensione.
venerdì 18 marzo 2011
PREMIO IRCAC PER LA LEGALITA’, MENZIONE SPECIALE ALLA CASA EDITRICE LA ZISA
giovedì 27 gennaio 2011
“In quelle pagine il racconto di un dolore che il tempo non potrà mai lenire” di Marianna Barone (Gazzetta del Sud, Giovedì 27 Gennaio 2011)

Il ricordo di Graziella Campagna, ma anche quello di suo fratello, il carabiniere Piero, e del suo straordinario coraggio. È un dialogo costante tra i due fratelli più che un'inchiesta giudiziaria il libro "Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia" (edito da "La Zisa"), scritto dalla giornalista Rosaria Brancato e presentato al circolo Pickwick. "Graziella continua a vivere attraverso gli occhi di Piero – afferma Rosaria Brancato – una "storia d'amore" tra i due fratelli, nata il 14 dicembre del 1985 quando, due giorni dopo la tragica uccisione di Graziella, il fratello ne rinvenne il corpo". Nel suo lavoro, l'autrice ricostruisce i ventiquattro lunghissimi anni di ricerca della verità giudiziaria, ma soprattutto dà voce alle vittime di questa drammatica vicenda: a Graziella, a Piero e a tutti gli altri componenti di una famiglia distrutta dal dolore. "Non volevo fare il resoconto di un'inchiesta – prosegue Rosaria Brancato – ma raccontare la storia di persone "normali", eroi del quotidiano. L'idea mi è venuta il giorno dell'intitolazione della palestra di Saponara a Graziella. L'ho scritto per dar voce a lei, ma anche ai suoi familiari. Perché quel¬la notte è stata uccisa tutta la famiglia Campagna. Ed è stata uccisa ogni giorno per venticinque anni. Il messaggio per le nuove generazioni è di non girarsi mai dall'altra parte". "Grazie a Rosaria, in questo libro, nel quale si coglie la sua professionalità e la sua passione, Graziella parla", commenta la giornalista della Rtp, Gisella Cicciò, moderatrice dell'incontro al quale hanno preso parte anche il fratello di Graziella Campagna, Pasquale, e il sen. Gianpiero D'Alia, membro della Commissione parlamentare antimafia. "In queste pagine, Rosaria ci ha messo tutto il suo sentimento – dichiara Pasquale Campagna, presente insieme con suo fratello Paolo – mia madre e noi tutti siamo grati a coloro che ci sono stati vicini. Ma questo è un dolore che il tempo non cancella. Mia madre dice sempre che vive per la responsabilità nei confronti della famiglia, ma che è morta dentro da tanti anni. Non smetteremo mai di trasmettere ai ragazzi di oggi il messaggio dell'importanza del rispetto delle regole e della legalità". Infine, l'intervento di D'Alia: "Quello di Graziella Campagna è uno degli omicidi più brutti della storia della mafia siciliana, che ha segnato profondamente le coscienze di tutti e che ha testimoniato come Messina non sia mai stata "babba", ossia lontana dai fenomeni della criminalità organizzata e fuori dai circuiti della mafia". Poi, il senatore si sofferma sulla famiglia Campagna, evidnziando "la grande dignità e il grande equilibrio con cui ha affrontato una tragedia che il tempo non cancella, ma che, al contrario, rende la perdita ancor più insopportabile". E, ponendo l'accento sul libro di Rosaria Brancato (dedicato alla sorella Celeste), aggiunge: "Con grande determinazione e profonda delicatezza l'autrice ha raccontato questa vicenda realizzando un lavoro egregio. È un libro che si fa leggere, che ci trasmette cose di cui quotidianamente abbiamo sempre bisogno". Ad intervenire anche il direttore del circolo Pickwick, Salvo Trimarchi, e l'on. Giovanni Ardizzone. Nel corso del dibattito, la giornalista Gisella Cicciò, ha proposto l'organizzazione di un altro incontro sul libro in occasione della prossima Notte della cultura.
mercoledì 15 dicembre 2010
"Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia”, Yorick/La Zisa editore

"Con i tuoi occhi" (“Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia”, Yorick/La Zisa editore, pagg. 124, euro 12,90) è il libro scritto dalla giornalista Rosaria Brancato.
Antonio Siracusano (Gazzetta del Sud, 14 dicembre 2010)
Il 12 dicembre del 1985, poco dopo le 19.30, a Villafranca Tirrena, una ragazza di 17 anni spariva dalla sua vita appena abbozzata. Nessuno poteva elucubrare che un'apparente "fuitina", in principio spacciata per liquidare la scomparsa, fosse in realtà il primo tentativo di distanziare una verità che avrebbe rivelato quel sicilianissimo "contesto" di memoria storica. E che in un quarto di secolo si sarebbe incaricata di rispondere "presente" al rovello interrogante di Leonardo Sciascia. Graziella Campagna c'è. La sua memoria ha un futuro. Il suo corpo martoriato, scoperto il 14 dicembre nell'area di un forte messinese abbandonato, è riuscito a farsi largo nel buio della giustizia, nella ragnatela delle complicità, nella palude dei silenzi.
"Con i tuoi occhi" (Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia - Yorick- La Zisa editore, pagg. 124, euro 12,90) è il libro scritto dalla giornalista Rosaria Brancato che dà corpo e anima a quello sguardo narrante. Ne viene fuori una voce che nel transito della rievocazione, interpretata da Beppe Fiorello nella fiction "La vita rubata", racconta i sentimenti che in 25 anni hanno scardinato protezioni invalicabili, senza mai cedere alla rassegnazione.
«Noi abbiamo camminato per un quarto di secolo in mezzo ad ogni tipo di violenza e ostacolo – scrive nella prefazione Piero Campagna, il fratello di Graziella – ma ce l'abbiamo fatta e ce l'avremmo fatta anche se il percorso verso la giustizia e la verità fosse stato ancora più lungo, perché la nostra forza, oggi come ieri, è l'amore». È la strada maestra che percorre l'autrice del libro. Lo sguardo di Graziella vede il fratello chinarsi sul suo cadavere sfregiato dai colpi di fucile. Lo incoraggia nella ricerca degli assassini, delle ragioni che hanno armato le mani di due mafiosi.
Una forza inesauribile che respira angoscia, rabbia, soprusi, umiliazioni, oblio: «Lo sai, te ne accorgi che mi stanno uccidendo di nuovo, senti l'impercettibile rumore del grilletto, avverti l'occhio che prende la mira e sai che anche questa volta non potrai far nulla per evitarlo. Esci dall'aula, a poche decine di metri dai miei assassini, vorresti usare la logica della tua rabbia impotente e sparare anche tu. Ma aspetti, perché non hai altra scelta. Aspetti la sentenza, quella che mi ucciderà davvero la seconda volta». È il 28 marzo del 1990. L'assoluzione dei due carnefici (Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera) si rovescia come una pietra tombale sull'ansia di giustizia della famiglia. Graziella, però, non abbassa gli occhi e continua a vivere nei pensieri di Piero.
Fratello e sorella si parlano, crescono insieme, arriva la nipotina. L'autrice muove un dialogo intimo che sprigiona un indomabile rapporto familiare. I retroscena seppelliti da una sentenza bugiarda riaffiorano attraverso le testimonianze dei pentiti. La ragazza fu uccisa perché aveva visto un'agendina scottante che svelava la vera identità di Gerlando Alberti junior, latitante omaggiato e riverito a Villafranca. Il secondo processo straccia le assoluzioni e scrive quella verità negata per 19 anni.
È l'11 dicembre del 2004: "Ergastolo per entrambi gli imputati". Sentenza confermata in appello e in cassazione. La giustizia, disseminata di meschinità e depistaggi, recupera tardivamente la sua dignità. La memoria di Graziella rivive tra libri, strade e impianti sportivi che ci consegnano la sua storia. Ma c'è un'altra vita che non si è mai smarrita, raccontata dall'autrice attraverso un'incisiva capacità narrativa che lascia traspirare sensibilità introspettiva. «Sono convinto – scrive Piero Campagna – che solo grazie al fatto che siamo stati uniti oltre la morte abbiamo superato 25 anni d'ingiustizie».
venerdì 26 novembre 2010
Palermo 17 dicembre, Presentazione di “Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia” di Rosaria Brancato, La Zisa

In occasione del 25° anniversario della morte, avvenuta il 12 dicembre 1985, Le Edizioni La Zisa e il movimento Un’altra Storia il 17 dicembre, alle ore 18, presso il salone della Chiesa valdese di via dello Spezio 43 (dietro il teatro Politeama), a Palermo, presentano il volume della giornalista Rosaria Brancato “Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia” (La Zisa), già alla seconda ristampa in un mese. Intervengono: Daniele Billitteri, presidente Assostampa Sicilia; Rita Borsellino, eurodeputato; Piero Campagna, fratello di Graziella; Vittorio Corradino, presidente Ordine dei giornalisti di Sicilia. Modera: Roberto Puglisi, giornalista.
La straordinaria vicenda di Graziella Campagna raccontata anche dallo sceneggiato della Rai "La vita rubata" con Beppe Fiorello
Non succede mai nulla di terribile a Saponara. Cosa può accadere in un paesino arroccato sulle montagne, in provincia di Messina, la provincia babba? Qui non esiste la Mafia e nessuno può fare del male a una ragazzina. Ma il 14 dicembre 1985, due giorni dopo la scomparsa, il corpo della 17enne Graziella Campagna è ritrovato nello spiazzale di uno dei fortini che sovrastano la città. Su quel cadavere straziato, i chiari segni di un’esecuzione mafiosa. In questo libro, la giornalista Rosaria Brancato ricostruisce, con il piglio della cronista, i 24 interminabili anni di ricerca della verità giudiziaria, svelando insabbiamenti e – con essi – le collusioni di un mondo parallelo a quello ufficiale, in cui criminali si mescolano alla gente perbene e alle istituzioni. Ma soprattutto, con la sensibilità della scrittrice, Brancato restituisce voce alle vittime di questa vicenda: a Graziella, al fratello Piero – l’instancabile carabiniere che non ha mai smesso di cercare la verità, agli altri membri di una famiglia “normale” travolta dal dolore, schiacciata da un meccanismo più grande delle loro vite di cui non avrebbero mai sospettato neppure l’esistenza.
Rosaria Brancato laureata in Scienze Politiche, giornalista professionista, ha lavorato presso La Repubblica, Il Giornale di Sicilia, L’Ora di Palermo, La Sicilia e presso le emittenti televisive Telecolor, Antenna Sicilia, Tgs, Televip. È stata portavoce del sindaco di Messina nel 2006 ed ha curato uffici stampa in occasione delle campagne elettorali per diverse formazioni politiche. È responsabile provinciale della commissione Pari opportunità della Fnsi e vice delegata nazionale.
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".
Davide Romano - Resp. Ufficio stampa "Edizioni La Zisa"
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martedì 19 ottobre 2010
Invito - Palermo 22 ottobre, Presentazione romanzo di Alessandro Citarrella Fiore, "I ribelli della luna", La Zisa

La Casa Editrice "La Zisa" ha il piacere di invitare la S.V. alla presentazione del romanzo "I ribelli della luna" di Alessandro Citarrella Fiore che avrà luogo venerdì 22 ottobre 2010 ore 18.00 presso la libreria Broadway di via Rosolino Pilo, 18 a Palermo. Interverranno: Angelo Pattavina; Giovanni Villino. Modererà: Davide Romano. Sarà presente l'autore.
Alessandro Citarrella Fiore, I ribelli della luna (romanzo), Edizioni La Zisa, pp. 96, euro 8
Il libro: Vita in una Palermo notturna autentica e sognante, crudele e thrash, contraddittoria e speciale come solo questa città sa essere. I ribelli della luna è questo e molto di più, con le sue vie e le vite di personaggi che sembrano usciti da un film di Tarantino eppure sono straordinariamente siciliani: il Grande Capo, 'u Panzuni, Ax e Tigrero, le guardie del corpo Emanuelle e Selen, la splendida Marlene. Un sottobosco di prostitute, spacciatori, killer professionisti che è insieme un ironico dramma e una favola di oggi.
L’autore: Alessandro Citarrella Fiore è nato a Palermo il 5 giugno 1976. I ribelli della luna è il suo primo romanzo. Ha pubblicato alcuni racconti e poesie su una fanzine di Roma. Attualmente affianca il lavoro in una pizzeria alla passione per la scrittura.
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".
lunedì 11 ottobre 2010
A novembre in libreria: Rosaria Brancato, "Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia", Edizioni La Zisa
La straordinaria vicenda di Graziella campagna raccontata anche dallo sceneggiato della Rai "La vita rubata" con Beppe Fiorello
Non succede mai nulla di terribile a Saponara. Cosa può accadere in un paesino arroccato sulle montagne, in provincia di Messina, la provincia babba? Qui non esiste la Mafia e nessuno può fare del male a una ragazzina. Ma il 14 dicembre 1985, due giorni dopo la scomparsa, il corpo della 17enne Graziella Campagna è ritrovato nello spiazzale di uno fortini che sovrastano la città. Su quel cadavere straziato, i chiari segni di un’esecuzione mafiosa. In questo libro, la giornalista Rosaria Brancato ricostruisce, con il piglio della cronista, i 24 interminabili anni di ricerca della verità giudiziaria, svelando insabbiamenti e – con essi – le collusioni, di un mondo parallelo a quello ufficiale, in cui criminali si mescolano alla gente per bene e alle istituzioni. Ma soprattutto, con la sensibilità della scrittrice, Brancato restituisce voce alle vittime di questa vicenda: a Graziella, al fratello Pietro – l’instancabile carabiniere che non ha mai smesso di cercare la verità -, agli altri membri di una famiglia “normale” travolta dal dolore, schiacciata da un meccanismo più grande delle loro vite di cui non avrebbero mai sospettato neppure l’esistenza.
Rosaria Brancato laureata in Scienze Politiche, giornalista professionista, ha lavorato presso La Repubblica, Il Giornale di Sicilia, L’Ora di Palermo, La Sicilia e presso le emittenti televisive Telecolor, Antenna Sicilia, Tgs, Televip. È stata portavoce del sindaco di Messina nel 2006 ed ha curato uffici stampa in occasione delle campagne elettorali per diverse formazioni politiche. È responsabile provinciale della commissione Pari opportunità della Fnsi e vice delegata nazionale.
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".
venerdì 24 settembre 2010
A ottobre in libreria il volume di Rosaria Brancato "Con i tuoi occhi. La storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia", La Zisa

Rosaria Brancato, “Con i tuoi occhi. La storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia”, Presentazione di Rita Borsellino, Prefazione di Piero Campagna, Edizioni La Zisa
La straordinaria vicenda di Graziella Campagna raccontata dallo sceneggiato Rai “La vita rubata” con Beppe Fiorello
Non succede mai nulla di terribile a Saponara. Cosa può accadere in un paesino arroccato sulle montagne, in provincia di Messina, la provincia babba? Qui non esiste la Mafia e nessuno può fare del male a una ragazzina. Ma il 14 dicembre 1985, due giorni dopo la scomparsa, il corpo della 17enne Graziella Campagna è ritrovato nello spiazzale di uno fortini che sovrastano la città. Su quel cadavere straziato, i chiari segni di un'esecuzione mafiosa.
In questo libro, la giornalista Rosaria Brancato ricostruisce, con il piglio della cronista, i 24 interminabili anni di ricerca della verità giudiziaria, svelando insabbiamenti e – con essi – le collusioni, di un mondo parallelo a quello ufficiale, in cui criminali si mescolano alla gente per bene e alle istituzioni.
Ma soprattutto, con la sensibilità della scrittrice, Brancato restuisce voce alle vittime di questa vicenda: a Graziella, al fratello Pietro – l'instancabile carabiniere che non ha mai smesso di cercare la verità -, agli altri membri di una famiglia “normale” travolta dal dolore, schiacciata da un meccanismo più grande delle loro vite di cui non avrebbero mai sospettato neppure l'esistenza.
Rosaria Brancato laureata in Scienze Politiche, giornalista professionista, ha lavorato presso La Repubblica, Il Giornale di Sicilia, L’Ora di Palermo, La Sicilia e presso le emittenti televisive Telecolor, Antenna Sicilia, Tgs, Televip. E’ stata portavoce del sindaco di Messina nel 2006 ed ha curato uffici stampa in occasione delle campagne elettorali per diverse formazioni politiche. E’ responsabile provinciale della commissione Pari opportunità della Fnsi e vice delegata nazionale.
lunedì 20 settembre 2010
In offerta a 9,90 euro: Don Luigi Sturzo, “La regione nella nazione”, Edizioni La Zisa

«La regione è parte di un “tutto organico” rappresentato dallo Stato. Essa, non staccandosi dall’insieme, tende a svolgere la propria vita autonoma in corrispondenza a situazioni e problemi particolari di carattere socio-economico determinati dall’ambiente. Questa, in sintesi, potrebbe essere la definizione sturziana della regione. Ma, nel riferimento specifico all’Italia, occorre aggiungere che essa “è un fatto geografico, etnografico, economico e storico”. Nella terminologia del sociologo cattolico grande importanza assume quel “tutto organico”, di cui la regione, anch’essa “organica”. Nel suo modo di essere e di porsi, è parte integrante. La voce nel deserto del vecchio prete calatino contro la partitocrazia, lo statalismo e la pubblica amministrazione sembra abbia preso corpo nella “voce del popolo” che, pur sconoscendo Sturzo, parla, in buona parte, il suo stesso linguaggio di protesta. Se il progetto sturziano si fosse realizzato in pieno, se il decentramento amministrativo si fosse effettivamente attuato, se le segreterie dei partiti avessero avuto meno potere e avessero, invece, avuto rispetto per le organizzazioni e le situazioni locali, le Leghe, oggi, avrebbero avuto poco o nulla da chiedere e, molto probabilmente, non avrebbero avuto alcuna ragione di nascere e di riscuotere tanto successo».
Luigi Sturzo (1871 – 1959), sacerdote, uomo politico, studioso di scienze sociali, fu tra i fondatori del Partito popolare italiano. Ideò e diresse il periodico “La Voce di Cosatntino”. Tra le sue opere principali: “Sintesi sociale” (1906), “Popolarismo e fascismo” (1924), “La libertà in Italia” (1925), “L’Italia e il nuovo ordine internazionale” (1946), “Chiesa e Stato” (1958).
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".
mercoledì 1 settembre 2010
“UN MISCELINO PER ROSA”, EDIZIONI LA ZISA

di Giovan battista Scaduto
(Cronache Parlamentari Siciliane, Anno IX - n. 12 - 30 giugno 2010
Quindicinale dell’Assemblea Regionale Siciliana)
La cronaca di una vita in un periodo di sconforto recato dal distacco dalla moglie.
Sergio Cristoforo Infuso nasce a Sommatino il 24 luglio del 1954, ma non è un errore definirlo un “palermitano”. La sua energia esprime giorno dopo giorno l’impegno di chi ha deciso che cambiare
in positivo la società in cui si vive è possibile. Il romanzo “Un miscelino per Rosa” è passione, analisi e storia di gioie ed amarezze. Si racconta un mondo che dona emozioni ed a volte reca dolori, ma che riesce sempre a fornire sorprese atte ad entusiasmare,una continua sfida a migliorarsi anche nelle avversità. Miscelino è un “neologismo” coniato direttamente da Rosa, moglie di Sergio, prematuramente scomparsa ed in grado di trovare conforto nei momenti di dolore causati dalla malattia con un massaggio alla spalla, amorevolmente compiuto dai suoi cari, in vicinanza del polmone destro.
In questo passaggio si riassume la forza espressiva che caratterizza lo scritto d’Infuso, “Un miscelino per Rosa”, divenuto fortuitamente libro, è cronaca di una vita in un periodo di sconforto recato dal distacco dalla moglie con cui Sergio ha costruito una storia d’amore intrisa di valori e dal gusto forte di sentimenti veri, oggi perduti. Tutto deve trasformarsi in ricordo della moglie, della sua sensibilità, del suo essere sempre presente e amorevole con i familiari. Sergio, “autore per caso”, scopre una memoria storica che riteneva di non possedere e che di fatto servirà a delineare un’appassionante cronaca di vicende legate ad un grande impegno sociale che rimarrà indelebile reminiscenza di Rosa in particolare per i suoi adorati figli.
Gli scritti, avendo lo scopo di riaprire archivi ormai riposti, avranno la capacità di sanare la tristezza di Sergio Infuso, crollato nella disperazione per la morte della compagna di sempre, ma ora fiero di ricostruire eventi e di materializzare immagini da mostrare soprattutto ai propri figli, abituati ad essere gentilmente vezzeggiati dalla mamma e di colpo divenuti adulti e capaci di superare con maturità gli eventi della vita.
Il libro viene redatto in un anno ed è un esempio mirabile di scorrevolezza, cui si aggregano vicende che riescono a catturare il lettore con un’abilità che parrebbe quella di un navigato scrittore dalla cospicua produzione. Sergio, dipendente dell’Assemblea regionale siciliana, è attivo in ambito politico e di volontariato, ma è soprattutto per tanti un caro amico, fonte di saggezza e signorilità.
venerdì 30 luglio 2010
Apc-Cultura/ Libri: Montelepre, il dopoguerra e i misteri di Giuliano, Edizioni La Zisa

Milano, 28 lug. (Apcom) - La Procura di Palermo ha recentemente aperto un nuovo fascicolo sulla morte del bandito Salvatore Giuliano, ucciso in circostanze mai del tutto chiarite a Castelvetrano (Trapani) il 5 luglio del 1950. Tutto è nato da un esposto presentato dallo storico Giuseppe Casarrubea, che in passato si è spesso occupato del caso Giuliano.
Dal 1943 al 1950, l'anno della sua morte, Giuliano è stato un protagonista di assoluto rilievo del banditismo siciliano. Tra le decine di delitti che gli sono stati attribuiti, spicca la strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947, di cui ancora oggi non si conoscono i mandanti e i favoreggiatori. Ma, vittima inconsapevole della sua trista fama, è anche Montelepre, il piccolo in provincia di Palermo che gli ha dato i natali. E proprio a questo paese, che ancora oggi non è riuscito a scrollarsi la fama che lo circonda, è dedicato il lavoro di Salvatore Badalamenti, "Montelepre, il dopoguerra e i misteri di Giuliano", Edizioni la Zisa. Badalamenti infatti è nato e cresciuto a Montelepre. Attualmente vive a Palermo e lavora nella segreteria di una scuola statale. Dal 1980 al 1985 è stato consigliere comunale Pci del comune di Montelepre.
Red/Gfp - 281519 lug 10
giovedì 29 luglio 2010
Dal catalogo: Rocco Chinnici, “L’illegalità protetta. Attività criminose e pubblici poteri nel meridione d’Italia”, Pref. di Paolo Borsellino, La Zisa

Gli scritti raccolti nel presente volume testimoniano quanto penetrante fosse la capacità di analisi di Rocco Chinnici; al punto di consentirgli, in anticipo rispetto ad altri, una visione del fenomeno mafioso assai vicina a quella che oggi è diventata patrimonio comune. Insieme all’attività di giudice, non va dimenticato il suo impegno instancabile nella fermentazione di una diffusa e attiva coscienza civile, soprattutto fra le giovani generazioni, con le quali si intratteneva sovente in lunghe conversazioni e dibattiti sui temi della tossicodipendenza e dello spaccio e consumo degli stupefacenti.
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".
Nato a Misilmeri (Palermo) il 19 gennaio 1925, ha frequentato il Liceo Classico "Umberto" a Palermo, conseguendo la maturità nel 1943. Si è iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, dove ha conseguito a pieni voti la laurea il 10 luglio 1947. E' entrato in Magistratura nel 1952 con destinazione al Tribunale di Trapani. Poi è stato pretore a Partanna per dodici anni, dal 1954. Nel maggio del 1966 è stato trasferito a Palermo, presso l'Ufficio Istruzione del Tribunale, come Giudice Istruttore. Nel novembre 1979, già magistrato di Cassazione, è stato promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo.
Un mio orgoglio particolare, ha rivelato Chinnici, è una dichiarazione degli americani secondo cui l'Ufficio Istruzione di Palermo è un centro pilota della lotta antimafia, un esempio per le altre Magistrature d'Italia. I Magistrati dell'Ufficio Istruzione sono un gruppo compatto, attivo e battagliero. Chinnici ha partecipato, quale relatore, a molti congressi e convegni giuridici e socio-culturali. Il primo processo alla mafia, il cosiddetto maxi processo di Palermo è, tra l'altro, la conseguenza del lavoro istruttorio svolto da Chinnici e dal Pool di Magistrati con i quali ha collaborato (Falcone, Borsellino, Di Lello, ecc.). Rocco Chinnici credeva nel coinvolgimento degli studenti nella lotta contro la mafia e spesso parlava nelle scuole sui pericoli della droga.
Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi, fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai.
In una delle sue ultime interviste, Chinnici ha detto: “La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare”.
Rocco Chinnici è stato ucciso il 29 luglio 1983 all'età di cinquantotto anni. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere Stefano Li Sacchi.
(dal sito http://www.fondazionechinnici.it)
mercoledì 28 luglio 2010
In libreria: Salvatore Badalamenti, “Montelepre, il dopoguerra e i misteri di Giuliano”, Edizioni la Zisa

Dal 1943 al 1950, anno della sua morte, Salvatore Giuliano è stato un protagonista di assoluto rilievo del banditismo siciliano. Tra le decine di delitti che gli sono stati attribuiti, spicca la strage di Portella della Ginestra del I maggio 1947, di cui ancora oggi non si conoscono i mandanti e i favoreggiatori. Ma, vittima inconsapevole della sua trista fama, è anche Montelepre, il piccolo e povero comune in provincia di Palermo che gli ha dato i natali. A questo paese, che ancora oggi non è riuscito a scrollarsi pienamente la sgradevole fama che lo circonda, è soprattutto dedicato il lavoro di Salvatore Badalamenti.
Salvatore Badalamenti è nato e cresciuto a Montelepre. Attualmente vive a Palermo e lavora nella segreteria di una scuola statale. Dal 1980 al 1985 è stato Consigliere comunale, per il Pci, del comune di Montelepre.
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".
UCCISIONE BANDITO GIULIANO: PROCURA PALERMO APRE FASCICOLO
(ANSA) - PALERMO, 27 LUG - La Procura di Palermo ha aperto un fascicolo di 'atti relativi' sulla morte del bandito Salvatore Giuliano, ucciso in circostanze mai chiarite a Castelvetrano (Trapani) il 5 luglio del 1950. A dare l'input ai magistrati e' stato un esposto presentato dallo storico Giuseppe Casarrubea, che gia' in passato si e' piu' volte occupato del caso Giuliano.
I pm, coordinati dall'aggiunto Antonio Ingroia, hanno sentito come testimoni lo stesso Casarrubea, il ricercatore argentino Mario Jose' Cereghino, il giornalista dell'Ansa Paolo Cucchiarelli e il dottor Alberto Bellocco, il medico-legale che ha comparato le foto del cadavere del bandito. Sulla vicenda non e' stata ancora aperta alcuna indagine.
Non e' la prima volta che Giuseppe Casarrubea, figlio di una vittima della banda Giuliano, sollecita la riapertura delle indagini su queste torbide vicende. Nel dicembre del 2004 lo storico aveva consegnato un dossier di 67 pagine alla Procura di Palermo sulla strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947. Secondo Casarrubea, centinaia di documenti desecretati e rintracciati dallo studioso negli archivi americani e italiani provano che il contesto politico e sociale siciliano, a partire dal 1944, sarebbe stato dominato da un patto scellerato tra neofascismo, servizi segreti, mafia e bande paramilitari. Nel dossier sono contenuti anche nomi e cognomi di militari ed ufficiali della Decima Mas di Junio Valerio Borghese. (ANSA).
martedì 27 luglio 2010
A settembre in libreria: Alessandro Citarrella Fiore, I ribelli della luna (romanzo), Edizioni La Zisa, pp. 96, euro 8

Alessandro Citarrella Fiore è nato a Palermo il 5 giugno 1976. I ribelli della luna è il suo primo romanzo. Ha pubblicato alcuni racconti e poesie su una fanzine di Roma. Attualmente affianca il lavoro in una pizzeria alla passione per la scrittura.
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".
venerdì 23 luglio 2010
“Storia di Rosa e delle sezioni Pci” di Mario Pintagro (la Repubblica, 10 luglio 2010)

Da quel piccolo circolo nasce l’idea dell’Associazione per la pace, contro la mafia, per i diritti del cittadino che rappresenta ancora oggi un modello di dialogo con le istituzioni, un esempio di democrazia dal basso, mai visto a Palermo. E adesso che Rosa non c’è più rimane questo patrimonio di esperienze e battaglie che non va dimenticato e che anzi va trasmesso alle generazioni future perché comprendano l’enorme valore delle idee. Il libro si apre con una bella presentazione di Rita Borsellino, testimone di alcune battaglie, ben prima della sua discesa in politica.
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad Addiopizzo e a Libera di don Luigi Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".
Sergio Cristoforo Infuso, “Un miscelino per Rosa. Storia d’amore e di passioni”, Edizioni La Zisa, pagg. 176, euro 14,90
giovedì 22 luglio 2010
IL CATTOLICESIMO CONTEMPORANEO NEL VOLUME DEL GIORNALISTA PALERMITANO DAVIDE ROMANO

di Marta D’Auria
Qual è il volto del cattolicesimo contemporaneo? Davide Romano, giornalista, specializzato in informazione religiosa, prova a darcene un ritratto attraverso una raccolta di articoli e inchieste svolte fra il 2000 e il 2005 che vanno a formare il suo ultimo lavoro. In questo agile volumetto l’autore affronta temi quali i rapporti fra chiesa cattolica e potere politico, fra chiesa e mafia, chiesa e libertà individuali, chiesa e sessualità. Tematiche che si sviluppano attraverso le voci di teologi, vescovi, politici, o semplici uomini e donne intervistati che danno un’istantanea della chiesa cattolica ben lontana dalla realtà monolitica che in queste ultime settimane le alte sfere del Vaticano vorrebbero riaffermare e rafforzare. Con sguardo oggettivo, con una scrittura scorrevole e con un registro che non indulge mai alla polemica, Romano fa lavoro giornalistico: ricostruisce gli avvenimenti, scrive notizie, fatti, mosso dall’amore per la verità. «Sono stato educato – dice nell’introduzione – alla scuola di maestri, di vita e di studi, che mi hanno insegnato che nulla è più esaltante e nobile della ricerca della verità, una verità umana naturalmente, che talvolta si rivela anche fin troppo umana. Quella che i giornalisti chiamano semplicemente “la notizia”».
Lo sguardo di Romano si muove con padronanza su due livelli: quello locale e quello nazionale. Sul versante locale, il contesto è quello della sua terra: la Sicilia, dove i rapporti tra Chiesa cattolica e mafia assumono atteggiamenti ambivalenti, che vanno dal silenzio alla denuncia, dalla complicità all’impegno, dalla condivisione alla condanna. Accanto al bel ritratto di don Nino Fasullo, voce che si leva per denunciare le collusioni con il potere mafioso e per invocare una società più giusta, vanno segnalati due documenti inediti presenti nel volume. Si tratta di due interventi di mons. Angelo Rizzo in difesa del deputato democristiano Calogero Volpe, definito dagli inquirenti referente politico della cosiddetta «mafia del Vallone», che sono utili documenti per individuare gli intrecci esistenti tra Cosa nostra, gerarchia cattolica siciliana e partito della Democrazia cristiana.
Sul versante nazionale sono di grande attualità le pagine in cui Davide Romano rintraccia il legame esistente fra «nuova-vecchia» destra e ultra-tradizionalismo cattolico. Romano ricorda che quella «fusione» ricevette grande impulso dalla minoranza ultraconservatrice che si oppose al Concilio Vaticano II, capeggiata da Marcel Lefebvre, «portavoce intransigente della cosiddetta “Tradizione”, simboleggiata dal rito eucaristico redatto da Pio V, contro la “nuova Messa” di Paolo VI» (p. 52).
Gli articoli si susseguono agevolmente e Romano passa con disinvoltura dal nazionale al locale. Una chicca l’articolo in cui racconta di quando – siamo a Palermo nel 2000 – riesce ad intrufolarsi tra i partecipanti ad un incontro a porte chiuse organizzato dall’ala movimentista di Alleanza nazionale, su «la Chiesa davanti alla modernità», relatore don Fausto Buzzi, seguace del vescovo scomunicato Lefebvre. Buzzi non ha dubbi sui mali che hanno colpito la Chiesa: la Riforma protestante, il Risorgimento, il comunismo, infine il Concilio Vaticano II dove si parlò di «eresie» come l’ecumenismo, la libertà religiosa, la collegialità episcopale. Se le chiese e i seminari teologici sono vuoti – continua don Buzzi nel racconto di Romano – è perché lì «s’insegna il protestantesimo» e perché la «nuova messa non è altro che una conferenza, non è nemmeno più una messa. Non è valida. Solo quella secondo il rito di san Pio V è vera messa. La nostra. E speriamo di poterla tornare a celebrare, dopo quarant’anni anche a Palermo» (pp. 60-61).
A cinque anni di distanza da quelle sortite, la messa in latino è stata ristabilita motu proprio da Ratzinger, e un documento della Congregazione per la dottrina della fede ha affermato che solo la Chiesa cattolica possiede «tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù», ridimensionando le aperture del Concilio Vaticano II che avevano incoraggiato il cammino ecumenico. Le posizioni reazionarie all’interno del cattolicesimo escono fuori dalle nicchie e si fortificano. Ma il volume di Davide Romano presenta il volto composito dell’universo cattolico che, ora più che mai, va riscoperto.
DAVIDE ROMANO (Palermo), giornalista, scrittore ed editore. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, La Repubblica, Centonove, Antimafia2000, L’Ora, La Rinascita della Sinistra, Jesus, Avvenimenti, L’Inchiesta Sicilia, Narcomafie e Riforma. È stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98.
Ha pubblicato: L’amore maldestro (2001), La linea d’orizzonte tra carne e Cielo (2003), La buriana e altri racconti (2003), Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), L’anima in tasca (2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005) e La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato l’antologia Nuova Poesia (2008) e l’opera del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009).
lunedì 12 luglio 2010
Davide Romano, “Uno spettro s’avanza… Globalizzazione, mafie, diritti e nuova cittadinanza”, Edizioni Ex Libris
«Il valore particolare di questo agile volume di Davide Romano sta proprio nella capacità di sintesi di cui l’autore fa mostra nell’affrontare press’a poco tutti i problemi fondamentali della nostra epoca: una capacità di sintesi che rende molto efficace la descrizione, la diagnosi e l’indicazione delle possibili soluzioni delle numerose difficoltà che la società e la politica si trovano oggi a fronteggiare. I processi di globalizzazione e di nuova territorializzazione, e la conseguente crisi degli Stati nazionali, sono posti lucidamente alla base della necessità di ripensare la democrazia sia nel rapporto paritetico tra grandi aggregati sovranazionali (Europa, Nordamerica, America latina...) che nella ridefinizione della città come nuovo luogo della partecipazione civile… ».
«La doppia sfida delle nuove (e diffusissime) povertà e della sostenibilità ambientale del presente modello di sviluppo, viene efficacemente presentata come la matrice della drammatica urgenza dei nostri problemi. La diffusione globale e locale dell’«economia criminale», e quindi delle mafie, viene giustamente enfatizzata come cifra di uno sviluppo economico del tutto sregolato che, esaltato dalla guerra permanente, fa sì che la politica divenga diretta rappresentante del crimine (andando quindi ben oltre il classico rapporto di “scambio politico”) e giunge a creare, in particolare nelle zone di più acuto conflitto, dei veri e propri “stati-mafia”».
«Insomma: tutte o quasi le nostre questioni essenziali sono tratteggiate da Romano in modo da renderne immediatamente percepibili, e quasi tangibili, le dimensioni e la gravità». (dalla Presentazione di Paolo Ferrero)
DAVIDE ROMANO (Palermo), giornalista. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, La Repubblica, Centonove, Antimafia2000, L’Ora, La Rinascita della Sinistra, Jesus, Avvenimenti, L’Inchiesta Sicilia, Narcomafie e Riforma. È stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98.
Ha pubblicato: L’amore maldestro (2001), La linea d’orizzonte tra carne e Cielo (2003), La buriana e altri racconti (2003), Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), L’anima in tasca (2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005) e La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato l’antologia Nuova Poesia (2008) e l’opera del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009).
Presentazione
Federazione della sinistra.
Il valore particolare di questo agile volume di Davide Romano sta proprio nella capacità di sintesi di cui l’autore fa mostra nell’affrontare press’a poco tutti i problemi fondamentali della nostra epoca: una capacità di sintesi che rende molto efficace la descrizione, la diagnosi e l’indicazione delle possibili soluzioni delle numerose difficoltà che la società e la politica si trovano oggi a fronteggiare.
I processi di globalizzazione e di nuova territorializzazione, e la conseguente crisi degli Stati nazionali, sono posti lucidamente alla base della necessità di ripensare la democrazia sia nel rapporto paritetico tra grandi aggregati sovranazionali (Europa, Nordamerica, America latina...) che nella ridefinizione della città come nuovo luogo della partecipazione civile..
La doppia sfida delle nuove (e diffusissime) povertà e della sostenibilità ambientale del presente modello di sviluppo, viene efficacemente presentata come la matrice della drammatica urgenza dei nostri problemi.
La diffusione globale e locale dell’«economia criminale», e quindi delle mafie, viene giustamente enfatizzata come cifra di uno sviluppo economico del tutto sregolato che, esaltato dalla guerra permanente, fa sì che la politica divenga diretta rappresentante del crimine (andando quindi ben oltre il classico rapporto di “scambio politico”) e giunge a creare, in particolare nelle zone di più acuto conflitto, dei veri e propri “stati-mafia”.
Insomma: tutte o quasi le nostre questioni essenziali sono tratteggiate da Romano in modo da renderne immediatamente percepibili, e quasi tangibili, le dimensioni e la gravità.
Questa sobria capacità di racconto non impedisce all’autore brevi ma istruttivi “affondi” nei dettagli.
È il caso dell’analisi della legislazione e della prassi amministrativa in materia di confisca e riconversione sociale dei beni sequestrati alle organizzazioni criminali. Qui, la minuziosa descrizione dell’evoluzione della normativa (e della sua attuazione) riesce a rendere conto sia degli ostacoli che via via si frappongono alla sua piena efficacia, sia della massa di competenze tecniche, amministrative e sociali che dovrebbero essere mobilitate per esaltare questa efficacia stessa, sia dell’importante valore simbolico e materiale dell’utilizzo dei beni confiscati al fine di ricostruire (e non di distruggere, come vorrebbero le mafie) nuovi e più saldi legami sociali e civili.
Ed è il caso dell’attenzione che l’autore, assai sensibile alle tematiche religiose, dedica al rapporto tra Islam ed economia, territorio assai poco frequentato dalla nostra cultura. Con sguardo reso acuto dalla curiosità intellettuale e dall’assenza di pregiudizi, vengono individuati i tratti fondamentali della “virtuosa economia” dell’Islam, e messe in luce nozioni ignote ai più, come la “tassa islamica” sulle ricchezze inutilizzate, o il divieto della riba (ossia dell’interesse tratto dalla pura attività speculativa). Nozioni che possono spiegare le particolarità di quella dottrina economica, e quindi sia alcuni suoi limiti ed incongruenze, sia il suo apporto al radicamento sociale di un orientamento religioso la cui diffusione viene troppe volte spiegata, dalla nostra mentalità occidentale, col facile ricorso alla categoria dell’«arretratezza» (mentre Romano invita a coglierne la relazione con alcune delle più avanzate pratiche di economia alternativa, come quella del microcredito).
Ma il tema principale del libro, il leit motiv di tutte le sue diverse argomentazioni, è senz’altro quello della democrazia e delle sue nuove forme, una democrazia che diviene la base di quell’umanesimo in cui Romano vede la vera missione dell’Europa del XXI secolo. E nel delineare questa democrazia Romano attinge sia alla più alta tradizione liberale, valorizzando al massimo il ruolo della divisione dei poteri, sia all’apporto del pensiero del movimento operaio in materia di democrazia sostanziale, sia ai motivi più attuali d’una cittadinanza partecipata capace di esercitare una decisione democratica su tutti i più rilevanti punti della convivenza sociale: dalle scelte economiche a quelle ambientali, dalla distribuzione della ricchezza alla gestione di una sicurezza che, se deve divenire, per l’autore, un diritto di rango costituzionale, deve però essere declinata, contemporaneamente, nelle forme dell’efficace politica di contrasto e della costruzione di quei legami sociali che della sicurezza sono precondizione e contenuto. Un approccio particolarmente interessante, quest’ultimo, ad un problema tanto strumentalizzato (e spesso aggravato) dalla destra, quanto ignorato o sottovalutato da ciò che resta della sinistra: prendere sul serio la questione della sicurezza e, nello stesso tempo, modificarne i termini rispetto alle correnti semplificazioni, è senz’altro una delle chiavi per rispondere al grave imbarbarimento del nostro discorso pubblico.
Particolarmente interessanti, infine, e sempre in tema di democrazia, sono le osservazioni offerteci da Romano sul delicato tema della riforma della politica. Qui, come altrove, l’autore non si concede scorciatoie, sia perché chiama in causa anche i movimenti e le associazioni (che, pure, in questi anni hanno mostrato una vitalità spesso assai superiore a quella dei partiti), avvertendoli della necessità di non cullarsi nell’illusione di essere sempre e comunque portatori di innovazione, sia perché non si associa al coro dei liquidatori dei partiti e, forse proprio per questo, indica con rigore le vie di una loro possibile autoriforma. A chi è impegnato nei partiti, infatti, Romano non rivolge generici richiami all’apertura ed al rinnovamento, non chiede semplicemente di “farsi da parte” e di delegare alla società un numero crescente di funzioni, ma suggerisce modifiche radicali proprio nei punti più sensibili, e più importanti al fine di un effettivo rilancio del ruolo dei partiti stessi: i processi di formazione dei gruppi dirigenti, la capacità di definizione programmatica, l’efficacia e la democraticità della struttura organizzativa. Così, entrando nel “cuore” del funzionamento dei partiti, la critica di Romano non si confonde con le ricorrenti demolizioni che, non a caso, distruggono ciò che vi era di “popolare” nei partiti stessi e favoriscono la formazione di strutture leaderistiche e populistiche, ma tenta di disegnare l’immagine di organismi politici forti e adeguati ai mutamenti, capaci di stare al passo con le dinamiche della cittadinanza partecipata, e di sollecitarle.
“È ora di tornare all’impegno politico”, ci dice l’autore: ed è chiaro che l’impegno di cui parla è quello di estendere, rinnovare, rendere più democratiche ed efficaci tutte le forme d’azione oggi presenti, da quelle più tradizionali a quelle che movimenti ed associazioni hanno tumultuosamente sperimentato negli anni più recenti. È l’impegno, a cui tutti siamo sollecitati, a non fare “per” i cittadini, ma “con” essi.
Insomma, le osservazioni di Romano mostrano ad un tempo una realistica comprensione dei limiti attuali della politica ed una sostanziale fiducia nel positivo ruolo di una politica rinnovata: pregio non ultimo di un libro la cui essenzialità è, con tutta evidenza, la concretizzazione di una intensa e lucida passione civile. (Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc e portavoce nazionale della Federazione della sinistra).
Prefazione
di Daniele Gallo,
direttore responsabile del mensile di ispirazione cristiana Viator
C’e un magico filo rosso che lega gli articoli, tratti da Viator lungo un percorso di 4 anni, che compongono questo libro: il lettore non ci metterà molto a scovarlo e ad apprezzarlo. A me tocca l’onore di fargliene sentire sommessamente il profumo e indurlo a provarne il desiderio come nelle case inebriate dagli aromi di succulenti sughi, anticipatori di prelibatezze, che esperti cuochi assemblano per sollecitare sopìti appetiti.
Qualche indizio lo possiamo ovviamente scorgere nel titolo e nel sottotitolo, ispirati da carichi da undici, con concetti assoluti come democrazia, umanesimo, diritti dei cittadini. Come se l’Autore avvertisse un pericolo, un disagio, come se si chiedesse a che punto siamo con l’applicazione delle regole democratiche, con la centralità della persona, con la salvaguardia delle spettanze della comunità. Ed ecco prendere corpo l’individuazione della malattia e della sua cura:
“Le democrazie rischiano in sostanza di chiudersi sul versante dei diritti e di lasciare ai soggetti forti dell’economia campo libero nel gestire sempre più spazi di vita, di socialità e di organizzazione politica. È decisivo pertanto trasformare le nostre democrazie, ripensarle radicalmente per verificarne i contenuti di fondo e per rivederne i meccanismi decisionali e partecipativi”.
Riflessioni profonde: come non essere d’accordo, in tempi in cui la politica è degradata a controfigura di se stessa e i giochetti finanziari mondiali agonizzano? Ripensare la democrazia e la sua inspiegabile e drammatica capacità di generare guerre (USA docet), le dinamiche partecipative, la formazione del consenso, l’attenzione alla dimensione solidale e nonviolenta, la salvaguardia dei diritti umani, minacciati da chi li vuole penalizzare o addirittura negare: di tutto questo dovrebbe essere animato il dibattito all’interno della società civile, di tutto questo dovrebbero essere composti gli ordini del giorno sparpagliati sui tavoli di dialogo.
Il filo rosso si dipana sulla denuncia del nostro modo di vivere, di consumare, di atteggiarci a tronfi ospiti di un mondo che non c’è quasi più, depauperato e degradato, senza più energia né futuro, sulla necessità di trovare rapidamente una soluzione vitale che sostenga il pianeta. Se fossero in forma a questo dovrebbero servire la democrazia e la politica matura, a trovare soluzioni, soluzioni vantaggiose per tutti, e non per qualcuno soltanto. E soprattutto ad individuare quelle finalità delineate da “un orizzonte di valori condivisi, fondati sul riconoscimento dei diritti inviolabili della persona” e garantite dalle risorse messe a disposizione dall’economia. Ma sia l’economia che la politica nella sua applicazione democratica stanno vivendo un periodo che tradisce le caratteristiche tipiche “della fase finale”, assalite la prima dalla crisi del capitalismo e dalle sue perverse finzioni e la seconda da una crisi di identità.
Dimostra di saperlo bene Romano quando sottolinea a più riprese il giudizio sul capitalismo riconoscendo che non ha cambiato la sua natura disumana solo perché ha storicamente trionfato sul comunismo. Il sistema delle libertà economiche ha prodotto ricchezza per pochi e povertà per molti. Occorre, scrive Romano, recuperare un «humus etico-politico-culturale che va ricoltivato sia in termini comunitari che individuali. C’è una “questione morale” (non uccidere, non rubare, non mentire) da mettere alla base di ogni scelta politica od opzione culturale».
E fa bene l’Autore a lamentarsi del silenzio che circonda questa fondamentale necessità, un silenzio alimentato anche da chi dovrebbe invece combatterlo, come la Chiesa di Ratzinger, combattuta tra il desiderio di una nuova era e la difesa di posizioni di retroguardia conservatrice. I veri cristiani hanno il compito di alimentare la rete connettiva fra ideali e prassi, impegno derivante da una coscienza di valori morali intangibili, fondamentale nel combattere “la resistenza all’overdose di realismo dei mercanti che ostacola ogni vera profezia sul mondo”.
Sono tanti i punti toccati dalle lucide analisi dell’Autore, dall’accesso all’informazione alla normativa dei brevetti, dalla lotta strutturale contro l’Aids alla distribuzione delle risorse. Comun denominatore quello di “essere dalla parte della soluzione” e non del problema, di dare il proprio contributo a migliorare una società in asfissia. Il cinico obietterà che non sarà certo un saggio (nella duplice accezione di aggettivo e sostantivo…) a cambiare le cose ma Davide Romano è intenzionato a fare interamente il suo dovere di rabdomante di acqua nuova. Come nel caso in cui suggerisce soluzioni per ripensare anche la città ed un nuovo concetto di cittadinanza al passo delle nuove e diversificate esigenze sociali, con l’obiettivo di fronteggiare un conservatorismo di ritorno, intriso di “strabismo”: da una parte pretende una “tolleranza zero” con i responsabili dei reati contro il patrimonio, quasi sempre appartenenti a strati sociali modesti, e dall’altra consente una “tolleranza mille” verso i reati di tipo finanziario, ben più rilevanti e vigliacchi.
Occorre dunque una nuova formulazione del welfare locale che aiuti a superare il disagio delle città e soprattutto delle periferie gestite spesso con noncuranza dalle amministrazioni locali alle quali si “accompagna un’azione di governo che, se da un lato pone in essere politiche fiscali vantaggiose per i più privilegiati, dall’altro taglia sistematicamente le risorse destinate a rilanciare lo sviluppo delle zone depresse delle città e a salvaguardare lo stato sociale”.
Ma non tutto è opaco: da cuore sensibile ed attento osservatore del fenomeno mafioso l’Autore ci regala un sorriso proprio nella ruga più profonda e devastante della società. Nelle due riflessioni dedicate alla mafia sono nascoste un’illuminazione ed una constatazione. La prima è legata alla consapevolezza che la lotta alla criminalità organizzata viva soprattutto di due ingredienti base: la legalità e lo sviluppo, armonizzati insieme per originare una nuova società e, con essa, una partecipazione attiva dei cittadini organizzati lecitamente e orientati a favorire una nuova cultura che alimenti la stessa base e il vertice.
La seconda si riferisce al successo ottenuto dall’aggressione ai patrimoni delle mafie: l’efficacia del loro utilizzo produttivo e sociale costituisce una delle più significative vittorie che il nostro sistema democratico è riuscito a conseguire nel contrasto alla criminalità organizzata; il modello della trasformazione dalle dinamiche del Male a quelle del Bene rappresenta, sia a livello sostanziale che a livello educativo e simbolico, l’icona profetica della possibilità redentrice dell’Oscurità. (Daniele Gallo, direttore responsabile del mensile di ispirazione cristiana Viator)
mercoledì 7 luglio 2010
LIBRI, 'VINCOLI D'ONORE, STORIE E UOMINI DI MAFIA TRA NEW YORK E PALERMO' DI GIUSEPPE INCANDELA
E' in libreria il volume "Vincoli d'onore. Storie e uomini di mafia tra New York e Palermo" di Giuseppe Incandela, edizioni La Zisa.Molte tragiche vicende criminali che nell'ultimo sessantennio hanno occupato le prime pagine dei notiziari non solo nazionali, trovano la loro origine nel rinnovato patto tra la mafia siciliana e quella americana siglato nei primi anni del secondo dopoguerra. Soprattutto il traffico degli stupefacenti, per gli ingenti profitti che esso procura, ha messo in crisi vecchi e consolidati assetti delinquenziali, provocando di conseguenza una lunga catena di omicidi, sia all'interno delle famiglie mafiose, che nei confronti delle componenti istituzionali piu' determinate nella lotta al crimine organizzato.
Di volta in volta, l'alleanza tra le due mafie, nonostante le differenze strutturali che le contraddistinguono, e' servita anche di valido supporto nelle fasi critiche che entrambe hanno attraversato. In ultimo, gli USA sono diventati terra di esilio dei boss fuggiti dalla Sicilia all'indomani della guerra scatenata tra i clan negli anni '80. Il paventato ritorno degli "scappati" nell'isola sta pero' determinando un nuovo scontro tra favorevoli e contrari, i cui sviluppi ulteriori al momento attuale non e' facile prevedere.
Giuseppe Incandela vanta al suo attivo una lunga esperienza giornalistica iniziata quarant'anni fa sulle colonne del quotidiano palermitano L'Ora, e proseguita con la collaborazione alla sede palermitana dell'Agenzia Radiocor, diretta da Mauro De Mauro, a TVR Sicilia e al VideoGiornale. Attualmente conduce due rubriche sui canali del Centro Televisivo Palermitano. Tra le sue numerose pubblicazioni: Piero Gobetti e la Rivoluzione liberale (1961); I cattolici nella politica italiana dal 1919 al 1924 (1963); La politica delle chiacchiere (1966); Dalle strade alla storia (1966); Sospetti e veleni (1989); Gli anni che sconvolsero Palermo (2004); Il lungo fiume di sangue (2006); Anni Ottanta. Attacco della mafia allo Stato (2007); Morte di un Presidente. Inchiesta sul delitto Mattarella (2009).
