Visualizzazione post con etichetta corriere della sera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corriere della sera. Mostra tutti i post

lunedì 5 marzo 2012

“Inganno padano”, il libro che fa arrabbiare la Lega Nord!


IL CARROCCIO NUOVO SCONTRO A DISTANZA TRA L' EX CAPOGRUPPO, CHE VOLEVA IL LEADER IDV ALLA PRESENTAZIONE DEL SUO LIBRO, E L' EX MINISTRO

Reguzzoni invita Di Pietro. Maroni: lontani da chi insulta

La replica L' ex capogruppo: «L' ho invitato perché è un simbolo di Milano»

MILANO - Non tira una bella aria, tra Lega e Idv, negli ultimi tempi. A innescare la polemica, la presentazione a Lucca di un libro sul Carroccio, “Inganno Padano - La vera storia della Lega Nord”. Nel corso della serata molti dei relatori, tra i quali il capogruppo idv alla Camera Massimo Donadi, usano parole forti contro la Lega. Addirittura paragoni delle camicie verdi con il fascismo... In poche ore scoppia un caso interno al Carroccio. E parte un «editto» anti-Idv: «Mai più uno di loro a un nostro incontro», ha detto Gianni Fava, commissario nazionale della Lega in Toscana. Contemporaneamente, si apre anche una nuova polemica a distanza tra i due «nemici» Marco Reguzzoni e Roberto Maroni. L' ex capogruppo della Lega alla Camera, infatti, aveva già invitato non un idv qualunque, ma il leader nazionale, Antonio Di Pietro, alla presentazione del suo libro, Gente del Nord. L' avventura della Lega vissuta dall' interno , che si terrà domani mattina a Milano, al Circolo della stampa. Invito partito molto prima, e rivolto anche a Vittorio Feltri e Gabriele Albertini. Tra l' altro il leader idv probabilmente non potrà essere presente, visto che ieri è finito in ospedale per una vertebra fratturata e ne avrà per parecchi giorni. Eppure, nonostante questo, la polemica è ugualmente montata nel Carroccio. Lo stesso Fava, saputo del libro di Reguzzoni, è caduto dalle nuvole: «Mi auguro che non sia vero perché sarebbe gravissimo». E Roberto Maroni, che con Reguzzoni ha un conto ancora aperto, ha postato sul suo profilo Facebook questo commento: «Di Pietro e il suo partito insultano quotidianamente la Lega. Gli attacchi di Di Pietro mi lasciano del tutto indifferente, ma da gente che definisce la Lega "un movimento neonazista" è meglio star lontani». Poi, tra i commenti, quello di Maurizio Ghezzi: «E come mai viene invitato da Reguzzoni alla presentazione di un suo libro?». Risposta di Giorgia La Flo: «Bella domanda...». Reguzzoni, però, non ci sta ad alimentare il tormentone: «Una roba postata alle otto di sera su una questione contro l' Idv è già singolare di per sé... Per quanto mi riguarda Di Pietro l' ho invitato semplicemente perché nel libro parlo della storia della Lega a Milano. E chi più di lui, di Albertini e di Feltri, rappresenta la Milano degli ultimi 20 anni? Certo non potevo far venire gente della Lega... Avrebbe significato parlarsi addosso. Tutta la storia mi sembra pretestuosa». E anche Massimo Donadi prende le distanze: «Siamo di fronte ad aria fritta. Di Pietro era stato invitato a presentare un libro, io a presentarne un altro... Non ci sono mai stati rapporti tra noi e la Lega. Non è che adesso perché siamo entrambi critici con Monti sia nato un idillio. Le posizioni restano quelle di sempre». Frenda Angela (4 marzo 2012) - Corriere della Sera

Il libro della discordia che la Lega non vorrebbe mai farvi leggere: Fabio Bonasera, Davide Romano, “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord”, Prefazione di Furio Colombo, pp. 176, euro 14,90 (ISBN: 978-88-95709-77-2)

3a ristampa

Da oltre vent'anni la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d'ordine, la balzana simbologia. Sono pressoché ignoti, invece, taluni aspetti poco virtuosi che la pongono sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della cosiddetta Prima Repubblica. Questo libro racconta alcuni retroscena volutamente sottaciuti attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all'inizio, alle idee moralizzatrici di Umberto Bossi, per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si è passati alla gestione del potere.

Fabio Bonasera (Messina, 1971), giornalista professionista. Gli esordi professionali nella sua città natale, al Corriere del Mezzogiorno, dopo qualche breve esperienza in alcuni periodici locali. Successivamente, il trasferimento in Veneto, al Corriere di Rovigo, prima di approdare a Il Gazzettino, dove rimane per diverso tempo, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca e politica. Attualmente, è direttore responsabile del mensile di Patti (Me) In Cammino.

Davide Romano (Palermo, 1971), giornalista pubblicista. Ha lavorato per molti anni nell'ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate ed è stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato, tra l'altro: Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005); La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007).

mercoledì 15 dicembre 2010

Storia di Graziella Campagna, un libro della casa editrice La Zisa per ricordare e riflettere


La pubblicazione dedicata alla vittima di mafia uccisa nel 1985

Storia di Graziella Campagna, un libro della casa editrice La Zisa per ricordare e riflettere

(Corriere della Sera, 13 dicembre 2010)

«Con i tuoi occhi» della giornalista Rosaria Brancato, sarà presentato a Palermo il 17 dicembre.

PALERMO - Le vittime di mafia non sono tutte uguali. In alcune storie, più che in altre, la verità fatica a venire a galla, situazioni e particolari sono più difficili da decifrare. Tra queste c'è quella di Graziella Campagna, la ragazza di 17 anni, dipendente di una lavanderia, che la sera del 12 dicembre 1985 fu uccisa dalla mafia a Saponara, piccolo centro in provincia di Messina. La sua vicenda è l’emblema di come la menzogna possa trionfare fino a quando gli uomini onesti non trovano la forza di dire basta. In questo caso, gli uomini onesti assumono le fattezze dei familiari della ragazza. Su tutti, il fratello Piero, carabiniere di professione, eroe irriducibile per necessità. È grazie alla sua tenacia e alla solidarietà di chi gli si stringe attorno, è grazie al lavoro di giudici, avvocati ed esponenti delle forze dell’ordine che non si sottraggono al proprio dovere che, dopo 25 anni, la verità s'è imposta.

LA PUBBLICAZIONE - «Con i tuoi occhi», pubblicato dalla casa editrice palermitana «La Zisa», fa luce sulle passioni che hanno accompagnato coloro che hanno amato Graziella Campagna. E lo fa grazie alla penna ispirata della sua autrice, Rosaria Brancato, giornalista messinese che ha lavorato per quotidiani come Repubblica, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, e L’Ora di Palermo. Brancato riesce a essere cronista fedele e narratrice fantasiosa allo stesso tempo. Lo fa tramite un artificio letterario messo a punto con sensibilità, portando alla luce i pensieri probabili che Graziella Campagna avrebbe elaborato in questi ultimi 25 anni se, il 12 dicembre 1985, una lupara armata da Gerlando Alberti junior e Gianni Sutera - condannati all’ergastolo, in Cassazione, il 18 marzo 2009 - non l’avesse massacrata con cinque colpi. Il libro sarà presentato a Palermo il 17 dicembre, alle 18, presso il salone della Chiesa valdese di via dello Spezio 43 (dietro il teatro Politeama), a Palermo. Sarà presente l’autrice. Intervengono: Daniele Billitteri, presidente Assostampa Sicilia; Rita Borsellino, eurodeputato; Piero Campagna, fratello di Graziella; Vittorio Corradino, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Modera: Roberto Puglisi, giornalista.

giovedì 21 gennaio 2010

Gian Antonio Stella recensisce “La zona grigia” di Nino Amadore (ed. La Zisa)



Corriere della Sera
Opinioni & CommentiTuttifrurri
di Gian Antonio Stella


IL DISORDINE CHE FA COMODO AGLI ORDINI


A cosa servono gli Ordini se non tengono ordine tra i loro iscritti, pretendendo il rispetto delle regole deontologiche? Era una domanda lecita dopo la scelta dell'Ordine degli Avvocati di non muover foglia contro i neo-colleghi imputati della truffa all'esame di Catanzaro, quando copiarono in 2.295 su 2.301 lo stesso tema. E legittima dopo la scoperta che l'Ordine dei Medici non si era mai accorto (in venti anni!) che Girolamo Sirchia aveva al Policlinico una segretaria pagata non dall'ospedale ma da un'industria farmaceutica fornitrice. Ma è una domanda obbligata oggi dopo la lettura di La zona grigia / Professionisti al servizio della mafia edizioni «La Zisa». In cui Nino Amadore, del Sole 24 Ore, ricostruisce le ambiguità e i silenzi dei vari Ordini nei confronti degli associati coinvolti in faccende di mafia, camorra, 'ndrangheta. Colletti bianchi che, a sentire il presidente di Cassazione Gaetano Nicastro, sono indispensabili ai criminali: «Cosa Nostra gode purtroppo di una vasta rete di fiancheggiatori nell'ambito di una certa borghesia mafiosa, fatta di tecnici, di professionisti, di imprenditori, di esponenti politici e della burocrazia». Come potrebbero certi padrini potentissimi ma semi- analfabeti investire nell'edilizia in Lussemburgo, nell'acquisto di un pacchetto azionario alle Cayman o nell'acquisto di 12 miliardi di metri cubi di gas dall'azienda ucraina Revne per «un valore di mercato di tre miliardi di euro» senza «un'accorta analisi fatta da gente preparata, che conosce i mercati »? Come potrebbero appropriarsi degli appalti pubblici senza la complicità di architetti, ingegneri, commercialisti, funzionari regionali e comunali ben decisi a regolarsi sul loro lavoro come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano? Amadore ricorda, tra gli altri, il caso del tributarista coinvolto nell'«operazione Occidente » che vide l'arresto di 46 persone appartenenti in parte al giro di Salvatore Lo Piccolo. «Accusato di aver riciclato il denaro delle 10 famiglie mafiose si è difeso: "Ho solo fatto il mio lavoro di consulente, di certo non vado a chiedere la fedina penale di tutti i miei clienti". » Tema: i suoi «probiviri» non han niente da dire? Sempre lì torniamo: «quando» un Ordine può intervenire? Nel caso del processo per il riciclaggio del «tesoro » (stima: 150 milioni di euro) di Vito Ciancimino, il libro segnala come i professionisti condannati siano stati due: il tributarista palermitano Gianni Lapis e l'avvocato internazionalista romano Giorgio Ghiron. Cinque anni e 4 mesi a testa. Ma se Lapis è stato subito sospeso dall'Ordine di Palermo, Ghiron risulta, molti mesi dopo la sentenza, ancora al suo posto. O così dice il sito dell'Ordine di Roma. Come mai? Il destino personale dell'uomo, va da sé, non c'entra: se è innocente lo dimostrerà in Appello. Auguri. Ma resta il tema: perché, come sostiene il presidente dell'Ordine dei Medici Annibale Bianco, un Ordine dovrebbe attendere la sentenza in Cassazione per censurare un iscritto? Che ce ne facciamo di una sanzione supplementare se c'è già una sentenza che magari espelle il condannato dalla professione? Se un Ordine non serve a tenere ordine «al di là» degli iter giudiziari, a cosa serve? A organizzare belle cene in compagnia?

lunedì 20 luglio 2009

Morto Frank McCourt, con l’Irlanda nel cuore


Morto a New York a 78 anni. Vinse il Pulitzer raccontando la terra di origine
Frank McCourt, con l’Irlanda nel cuore
Prima la povertà, poi una vita da «prof» e quindi
il successo con «Le ceneri di Angela»

Frank McCourt ha avuto tre vite. L’auto­re di Le ceneri di Angela, morto settan­tottenne ieri a New York per una me­ningite che aveva colpito nei giorni scorsi il suo fisico già minato da un male incu­rabile, aveva cominciato la sua prima vita nel 1930 a Brooklyn, figlio di immigrati poverissi­mi che quattro anni dopo erano tornati a Lime­rick, Irlanda, terra d’origine dei McCourt. Quel­la vita fu dickensiana, da sopravvissuto per mi­racolo alla povertà, al freddo e alla malnutrizio­ne che avevano ucciso tre dei suoi sei fratelli. Poi il ritorno negli Stati Uniti, i lavori occasio­nali, il servizio militare e infine, grazie alla bor­sa di studio da reduce, la laurea in lettere e l’ini­zio della seconda vita.

Quella da insegnante nelle scuole pubbliche di New York, «prof» anticonformista e inna­morato della poesia, che passava le ore ascol­tando i ragazzi «perché hanno insegnato più cose a me di quante io ne abbia mai spiegate a loro», cantando e suonando l’armonica a boc­ca in classe «perché chi sta in cattedra non do­vrebbe essere un nemico, ma un alleato». E finalmente, raggiunta la pensione, a 66 an­ni, sposato con la terza moglie, ecco la terza e ultima vita: quella di scrittore di best-seller mondiali e contemporaneamente («doppiet­ta » difficilissima da realizzare) vincitore di pre­mi importanti, da salotto buono delle lettere americane: il Pulitzer e il National Book Critics Circle nel 1996 per il suo primo libro, le sue memorie: Le ceneri di Angela, immediatamen­te fenomeno editoriale globale da tre milioni di copie negli Usa e due e mezzo in Regno Uni­to e Irlanda (è stato pubblicato in Italia, come tutte le sue opere successive, da Adelphi).

Perché McCourt aveva in mente da decenni di raccontare la sua vita, ma ogni tentativo di scrivere finiva in una falsa partenza. Finché, di­ventato nonno affettuosissimo del piccolo Frank jr — con il rimorso di essere stato un padre distante per la ribelle figlia Maggie, scap­pata a 17 anni con la band psichedelica dei Gra­teful Dead — non capì che avrebbe dovuto usa­re, per scrivere le sue memorie, la voce di se stesso da bambino. Ed ecco fluire subito dalla penna quell’incipit indimenticabile: «Gente di tutte le razze si vanta — o si lamenta — di quanto sia stata brutta la propria infanzia, ma non c’è niente di paragonabile a una brutta in­fanzia irlandese. La povertà. Il padre alcolista, chiacchierone e disoccupato. La madre religio­sa e stanca che si lamenta accanto al caminet­to. I preti arroganti. I maestri di scuola prepo­tenti. Gli inglesi, e tutte le brutte cose che ci hanno fatto per ottocento lunghi anni».

Così arrivarono i premi letterari, il successo globale tradotto in trenta lingue, tutte quelle copie vendute, il film hollywoodiano, l’invito a parlare alle Nazioni Unite. Tutto grazie alla sua voce di bambino, alle parole del piccolo Frankie che accompagnava mamma Angela, triste e coraggiosa, nella quotidiana via crucis attraverso i pub alla ricerca di suo padre disoc­cupato e alcolizzato, che diceva ai suoi bambi­ni affamati e digiuni «il cibo fa male» prima di andare a spendere il sussidio in whisky e birra scura. La stessa birra che Frankie vide lordare la bara bianca del suo fratellino morto di sten­ti, perché papà Malachy non era riuscito a re­stare sobrio, e con le mani pulite, neanche quella volta. E McCourt sorrideva nel suo mo­do timido e un po’ incredulo ricordando come dovesse la sua fortuna e la sua ricchezza di vec­chio, l’attico a Manhattan e la bella fattoria in campagna, alla sfortuna e alle umiliazioni subi­te da bimbo, a quelle storie struggenti raccon­tate senza autocommiserazione ma con umani­tà e humor.

Il tranquillo ex-professore dei ragazzacci del liceo Stuyvesant diventò amico delle star d’Ir­landa come Liam Neeson e Bono. E, in quel 1998 degli storici Accordi del Venerdì Santo, si trasformò in ascoltato apostolo del processo di pace: «È inevitabile, l’ho capito parlando con i giovani dell’Irlanda del Nord. Sono stan­chi di tutto quell’odio, vogliono la possibilità di vivere in un Paese normale. Non è più tem­po di 'morire per l’Irlanda', come nelle canzo­ni che mi cantava mio padre. I ragazzi voglio­no cominciare a vivere», disse, profetico, al Corriere quell’anno.

E dopo il successo de Le ceneri di Angela pubblicò il seguito: Che Paese, l’America. Poi la storia del suo lavoro d’insegnante: Ehi, prof!. E infine un racconto semplice, per bam­bini, Angela e Gesù Bambino, che ha commos­so anche i grandi: in cui sua madre, a sei anni, cerca di rubare dalla gelida, umida chiesa di Limerick la statua di Gesù bambino. Per tener­lo al caldo e al riparo, almeno per una notte. Perché non morisse di freddo come i suoi fra­tellini. Ma il tempo riservato alle tre vite di Frank McCourt era finito: mentre lavorava, alla soglia degli 80 anni, al suo primo romanzo. «Il mio esordio da giovane autore di fiction», scherzava. Proprio lui che diventò famoso rac­contando la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Con umanità, grazia, e un sorriso di bambino.

Matteo Persivale
Corriere della Sera
20 luglio 2009