martedì 23 novembre 2010

Palermo 25 nov., Presentazione della silloge poetica di Valentina Grazia Harè, “La luna per sempre”, La Zisa




Verrà presentata il 25 novembre, alle ore 19, all’interno dello spazio libreria dell’associazione culturale Arci Barcollo di via Ammiraglio Gravina 56, a Palermo, la silloge poetica di Valentina Grazia Harè, “La luna per sempre”, Edizioni La Zisa (pp. 64, euro 6,90). A parlarne con l’autrice sarà Ivano Sapienza, che ha curato anche la prefazione del volume. A seguire aperitivo rinforzato.

«Esiste una gloria del silenzio, un clamore silenzioso che si nutre dei ricordi di amori vissuti, esistono luoghi dell'anima dove è possibile respirare l'aura meravigliosa di sogni intrisi di foga e tenerezza, sogni capaci di abbracciare e riassumere in sé l'infinito, nel breve attimo dell'ispirazione poetica. La luna per sempre, di Valentina Grazia Harè, è il memoriale poetico di questa tenera esperienza arcana». (dalla Prefazione di Ivano Sapienza)

Valentina Grazia Harè è nata a Palermo dove vive e opera. Oltre alla poesia si dedica anche alla prosa e alla scrittura di opere teatrali. Frequenta assiduamente Il Cenacolo, dove legge le sue poesie, scrive per il bimestrale Il Bandolo e sulla rivista online La Recherche. Recita poesie su Arte e Cultura, programma dell'emittente palermitana Telesud. Tra i suoi amori vi sono la musica, i libri, gli amici, la scrittura, il volontariato, la sua stanza e… girare per la città in autobus!

lunedì 22 novembre 2010

“LA CONTADINA E CORRADINO” di GIANFRANCO PERRIERA (“la Repubblica”, 21 novembre 2010)



UN VOLTO dal nobile aspetto grondante di sangue dalla fronte, è l'immagine dominante e ricorrente di “Corradino”, ultimo romanzo storico di Dora Angela Ruvolo, ambientato all'epoca dei Vespri siciliani, sul finire del 1200. Il volto è quello dell'ultimo imperatore della casa di Hohenstaufen, Corredino di Svevia, metafora di una Sicilia che potrebbe esser bella ma è sfigurata dai "felloni". Braccato dalle milizie angioine, questi troverà effimero rifugio nella casa di una giovane contadina marsicana, che, orfana di padre, con madre e fratelli «facea vita dura, grama» e incolta. Ma tale incontro opererà una profonda trasformazione del suo animo: la donna parteciperà da protagonista nel 1282 alla rivolta di Palermo e di tutta la Sicilia contro la barbara dominazione della casa d'Angiò e compirà insieme un processo di maturazione personale conoscendo i dolori più estremi e le gioie più intense.
Scritto in una lingua che vuol apparire «in parte e solo in parte» antica, come sottolinea l'autrice, il romanzo echeggia i modi delle cronache agiografiche e delle novelle popolari. «Macchina gratificante per il lettore», Umberto Eco definiva la letteratura popolare. E di tale macchina l'autrice si fa passeggera disinvolta. Se i buoni stanno solo da una parte, se i cattivi sono perfidi, se l'eroina, che prenderà nel corso della storia il nome di Costanza, vivrà per il lettore esperienze ardite e, in ultimo, consolatorie, la scrittura scorre comunque con una fluidità accattivante e l'atmosfera fiabesca richiama i colori ora smaltati ora pastello delle pale dei "cuntisti".

Dora Angela Ruvolo, “Corradino”, Edizioni La Zisa, Pagine 170, Euro 9,90

venerdì 19 novembre 2010

Una bella recensione del volume di Anna Maria Bruno “La scuola è finita” (Ed. la Zisa)


"Se la scuola è piena di colleghi serpenti" di Giancarlo Macaluso
(Giornale di Sicilia, 18 novembre 2010)

Che la scuola sia un luogo di tensioni, piccolo specchio dove si riflettono i vizi e le virtù di un Paese, microcosmo che contiene debolezze e cattiverie, slanci di generosità e cupi rancori, ciascuno di noi lo sa perché è stato studente. Ma se a dare una sbirciatina alle stanze dove il Tricolore sventola a tutela del sapere da trasmettere alle nuove generazioni è una professoressa… le cose cambiano. Spesso in peggio.
Ne esce fuori il ritratto, con tratti surreali, di una istituzione compromessa da troppe invidie, da rendite di posizione non sostenibili, da piccate reazioni e sgambetti che, alla fine, non fanno altro che danneggiare gli alunni, già disastrati di loro. Se a tutto questo aggiungete una secchiata di ironia e un ritmo serrato avrete fra le mani una bella storia come quella scritta da Anna Maria Bruno ("La scuola è finita", pp. 136, Edizioni La Zisa) che oggi pomeriggio alle 18 sarà presentata al Collegio dei Filippini di Agrigento con interventi di Massimo Muglia, Gianni Nanfa (che firma la prefazione del romanzo) ed Egidio Terrana.
La Bruno è una prof, insegna in un liceo. Il suo alter ego romanzesco è Chiara, docente che rimane avviluppata negli esami di stato da cui voleva tirarsi indietro, ma che poi accetta perché non se la sente di dire no alle sue alunne proprio nello snodo fondamentale del curriculum scolastico.
Da quel momento, tuttavia, ne accadono di tutti i colori. I membri esterni che con sadico attivismo tendono a mortificare gli sforzi degli studentelli alla prova finale, colleghi che si atteggiano a sapientoni. E la solidarietà che dalla parte opposta scatta come un meccanismo di salutare compensazione. Fra battute di spirito, situazioni paradossali, travasi di bile e qualche sorriso in soccorso dei momenti di più alta tensione quando proprio verrebbe da dire che la scuola è proprio finita. (‘GIMA’)