lunedì 22 marzo 2010

Ad aprile in libreria - Ugo Pettenghi, “La grande crisi del ’29. Una storia che si ripete”, Edizioni La Zisa



Ad aprile in libreria - Ugo Pettenghi, “La grande crisi del ’29. Una storia che si ripete”, Prefazione di Nino Amadore, Con una nota di Michelangelo Bellinetti, Edizioni La Zisa (www.lazisa.it), pp. 80, euro 9,90

La Grande depressione del 1929 ha “molte analogie con i nostri tempi, fatti di drammi e numerosi suicidi, ma anche di economisti birbanti e truffatori. Un mondo costruito sul debito e sui castelli di carta che ha portato al crollo di grandi banche: […] Allora come oggi cittadini creduloni e ingenui […] hanno creduto alle magnifiche sorti e progressive dello stock exchange, della forza senza pari del mercato borsistico: Pettenghi descrive con minuzia l’euforia del 1928, le proposte che oggi appaiono pittoresche per rilanciare l’economia, il ruolo deficitario del governo degli Stati Uniti, l’entusiasmo di certi economisti pronti a scommettere che il valore delle azioni era destinato a crescere”. Allora come oggi i “birbanti” riescono a farla franca, e tocca ai poveri illusi di pagarne le amare conseguenze.

Ugo Pettenghi, giornalista di vaglia, maestro di intere generazioni di cronisti italiani: prima alla Notte, il giornale reso grande da Nino Nutrizio, poi al Corriere d’informazione e alla Domenica del Corriere e, infine, al Corriere Medico. Qui chiuse con i giornali e di lì a poco anche con la vita.

martedì 16 marzo 2010

Rosalia e i segreti del suo imbalsamatore. Parla il paleologo Dario Piombino Mascali autore del libro «Il maestro del sonno eterno» (Edizioni La Zisa)

Mummie siciliane.
Rosalia e i segreti del suo imbalsamatore. Parla il paleologo Dario Piombino Mascali autore del libro «Il maestro del sonno eterno» (Edizioni La Zisa).
Da La Sicilia, 15/03/2010


Chiunque abbia visitato le catacombe dei Cappuccini di Palermo non ha potuto sottrarsi al fascino quasi ipnotico emanato dalla mummia della piccola Rosalia Lombardo, una bambina di due anni tanto perfettamente conservata da sembrare quasi dormiente. Del mistero che ha avvolto la piccola Rosalia e il suo imbalsamatore, professor Salafia, si è occupato Dario Piombino Mascali, un giovane paleopatologo siciliano, nel saggio "Il maestro del sonno eterno", edito dalla casa editrice La Zisa e appena presentato alla libreria Feltrinelli di Palermo.
Ricercatore dell'Eurac di Bolzano, dove coordina il Progetto "Mummie siciliane", ne conclude con questo saggio la prima fase. Lo abbiamo incontrato.
- Il contenuto del suo saggio somiglia al plot di un film tanto intrigante quanto inquietante. Quali fonti hanno supportato il suo lavoro per donargli il rigore scientifico che lo contraddistingue?
«Le fonti di cui mi sono avvalso sono i documenti conservati presso vari archivi palermitani, come quello comunale, quello universitario e quello dei Cappuccini. Ho inoltre consultato documenti privati appartenenti agli eredi di Alfredo Salafia, che mi sono stati temporaneamente affidati al fine di condurre ricerche storico-scientifiche».
- Quale legame esiste tra Rosalia Lombardo e il suo imbalsamatore?
«Un legame indissolubile, se si considera che Rosalia rappresenta il miglior risultato tra i casi ancora esposti mummificati dal Salafia».
- La riscoperta della formula di Alfredo Salafia quali nuove prospettive scientifiche può aprire?
«Anzitutto ha restituito alla città di Palermo e a noi Siciliani un tassello di storia mancante, quello relativo ai rituali funerari del primo novecento, e poi ha resuscitato un palermitano geniale, caratterizzato da un'intelligenza brillante e da spirito imprenditoriale. Le componenti chimiche della formula (glicerina, sali di zinco) indicano che bisognerebbe trattare Rosalia con parametri ben precisi, diversi da quelli per le mummie secche (si tratta infatti di una mummia "umida"). Le altre fasi previste dal progetto "Mummie siciliane" comprendono lo studio del DNA antico e delle strategie di restauro».
AGATA MOTTA

sabato 13 marzo 2010

In libreria il romanzo storico di Alfredo Sant’Angelo, “La spada di Roma”, Edizioni La Zisa


In libreria il romanzo storico di Alfredo Sant’Angelo, “La spada di Roma”, Edizioni La Zisa (pp. Pp 128, euro 10 ISBN 978-88-95709-08-6)
http://www.lazisa.it/

“Alfredo Sant’Angelo con questo romanzo storico ci fa entrare nell’atmosfera dell’antica Roma con una intensità coinvolgente. Il libro narra le gesta di uno dei tanti eroi romani, per l’appunto Marco Claudio Marcello detto la spada di Roma, che hanno segnato i secoli della città eterna. Marcello, per cinque volte Console, fu un eroe amato dal popolo e fu lui a logorare l’armata di Annibale quando questi portò la guerra sul suolo italiano sconfiggendo duramente le legioni romane. L’autore ci regala bellissime pagine di quel periodo, riesce a creare, con una scrittura semplice e ricettiva, una curiosità tale da volere iniziare subito il capitolo successivo, riesce a farci vivere le vicende e i personaggi come se di fronte ai nostri occhi ci fossero delle immagini. Bene o male tutti noi siamo a conoscenza che Annibale fu sconfitto da Publio Cornelio Scipione nella pianura di Zama, ma in questo libro ci rendiamo conto dei sedici anni che trascorsero con l’invasione cartaginese, le pesanti sconfitte iniziali subite dalle legioni romane e la successiva condotta della guerra del nostro eroe che logorò Annibale suscitando l’ammirazione del famoso Generale cartaginese. Si, credo proprio che questo libro vada letto!” (Salvatore Lucania, Presidente della OPUS Ass. Art. Cult. di Palermo)

Scheda: Il romanzo è ispirato alla figura, realmente esistita, del console romano Marco Claudio Marcello, al tempo della seconda guerra punica. Sullo sfondo, le lotte politiche interne alla Roma repubblicana, colta in un uno dei momenti più drammatici della sua storia millenaria, allorquando si trovò impegnata ad affrontare, sul proprio territorio l'esercito cartaginese comandato dal grande condottiero Annibale Barca. Il racconto, appassionante e coinvolgente, scorre veloce, quasi sui ritmi di un reportage giornalistica sino all'amara e tragica conclusione.
Alfredo Sant'Angelo, barone di Sant'Angelo (Palermo, 1965), laureato in filosofia, ha pubblicato nel 1996 la raccolta di poesie Poèsis et Peièsis. ha partecipato con successo a diversi concorsi letterari. E' responsabile del settore letterario dell'Associazione Opus. dalla sua grande passione per gli studi storici ha tratto stimolo ed alimento per la stesura di questa prima opera narrativa.

venerdì 12 marzo 2010

Le Edizioni la Zisa bandiscono il 1° Concorso nazionale di narrativa “Racconti d’Italia. L’Italia si racconta”.



In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, le Edizioni la Zisa bandiscono il 1° Concorso nazionale di narrativa “Racconti d’Italia. L’Italia si racconta”.

dal sito http://www.lazisa.it/

Art. 1 In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Le Edizioni La Zisa bandiscono il I Concorso nazionale di narrativa “Racconti d’Italia. L’Italia si racconta” finalizzato alla selezione di racconti da pubblicare gratuitamente in un volume curato dalla stessa casa editrice.

Art. 2 Per partecipare alla selezione basterà acquistare due volumi a scelta dal catalogo delle Edizioni La Zisa (www.lazisa.it), come parziale contributo alle spese organizzative.

Art. 3 Il racconto dovrà essere inviato, entro e non oltre il 30 dicembre 2010, direttamente al nostro indirizzo di posta elettronica: edizionilazisa@gmail.com
o per al seguente indirizzo:
Edizioni La ZisaVia F.Guardione 5/E90139 Palermo
allegando la prova d’acquisto dei due volumi (scontrino fiscale o fattura in cui risultino i titoli dei volumi acquistati) o, in alternativa, sarà possibile fare l’ordine direttamente dal nostro sito www.lazisa.it specificando nell’e-mail di conferma ACQUISTO LIBRI PER CONCORSO “Racconti d’Italia. L’Italia si racconta”.

Art. 4 L'opera inviata (non più di una per autore) dovrà essere inedita (o comunque l'autore dovrà ancora detenerne i diritti; a tal fine l'autore dovrà dichiarare l'opera frutto della sua inventiva e di sua libera disponibilità) e dovrà essere tassativamente compresa fra un minimo di 10 cartelle (o 18.000 caratteri spazi inclusi) e un massimo di 25 cartelle (o 45.000 caratteri spazi inclusi).

Art. 5 Il partecipante dovrà allegare un breve curriculum vitae con dati anagrafici, indirizzo tradizionale, e-mail e recapito telefonico.

Art. 6 I primi 3 classificati della verranno pubblicati congiuntamente in un libro a cura e a spese dell'editore, che si riserverà gli interventi editoriali che riterrà opportuni. Gli autori pubblicati riceveranno 3 copie omaggio godendo dello sconto del 40% (+ spese di spedizione) sulle altre copie che volessero eventualmente acquistare.

Art. 7 Ogni autore selezionato per la pubblicazione riceverà un contratto editoriale.

Art. 8 Il giudizio verrà operato insindacabilmente dall'editore e da una giuria di esperti lettori di sua fiducia. I risultati verranno comunicati ai partecipanti via posta elettronica e nel web entro la fine del mese di febbraio 2011, mentre la pubblicazione del volume è prevista entro la fine del primo quadrimestre trimestre del 2011.

Art. 9 L’opera pubblicata verrà promossa e distribuita attraverso i consueti canali delle Edizioni La Zisa. Copie del volume verranno inviate in omaggio al Presidente della Repubblica ed ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

Art. 10 Qualora si ritenesse non soddisfacente la quantità e/o la qualità delle opere pervenute, la pubblicazione premio potrà non aver luogo o essere rimandata alla selezione successiva.

Art. 11 La partecipazione al concorso “Racconti d’Italia. L’Italia si racconta” implica l'accettazione di tutte le norme indicate nel presente bando.

Art. 12 Ai sensi della legge 96/675 i partecipanti al concorso consentono alle Edizioni La Zisa il trattamento dei dati personali e delle loro opere secondo quanto previsto dal presente bando.

Il numero di marzo di “Focus Storia” parla del “Maestro del Sonno Eterno” (Edizioni La Zisa) di Dario Piombino Mascali


Il numero di marzo di “Focus Storia” parla del “Maestro del Sonno Eterno” (Edizioni La Zisa) di Dario Piombino Mascali

(…) Naturali sono anche le migliaia di corpi che riposano nella cripta dei Cappuccini di Palermo (la stessa della "bella addormentata" di Salafia). «La nascita delle catacombe dei Cappucci­ni risale alla fine del 'Soo, quando fu­rono scoperti casualmente, in una fos­sa comune, i corpi di 45 frati perfetta­mente conservati. Da allora si svilup­pò un grande sito di sepoltura in uso fino alla fine dell'8oo, inizialmente riservato ai Cappuccini e poi esteso a nobili, alti prelati e borghesi» riprende Piombino Mascali. «La stessa Rosa­lia aveva un permesso solo provviso­rio per rimanere nelle catacombe. Ma le peregrinazioni della sua famiglia in Italia e all'estero non consentirono di darle diversa sistemazione».
Le condizioni ambientali di questo luogo (e di altri in Sicilia), come l'as­senza di umidità e una temperatura costante, consentivano l'essiccazio­ne naturale. «Favorita tra l'altro da una tecnica rudimentale ma efficace, chiamata "scolatura": i corpi erano a volte posizionati seduti o in piedi per permettere il drenaggio dei liquami cadaverici».
PIETRIFICATI. Avvolti nel più profon­do mistero sono stati invece, per an­ni, i metodi dei "pietrifica­tori". «Tra la fine del '700 e la prima metà del '900 alchimisti e medici fuori dagli ambienti accademici si misero in testa di pietrificare tessuti animali (e poi corpi) fino a ottenere una du­rezza simile alla roccia» spiega Luigi Garlaschelli, chimico del­l'Università di Pavia.
Il maestro della "pietrificazione", il bellunese Girolamo Segato (1792-1836), fu osannato dai contemporanei: «Gli dedicarono opere teatrali e odi, e quan­do morì fu sepolto a Firenze, accanto a Michelangelo e Machiavelli» raccon­ta lo studioso. «Alcuni suoi preparati sembrano impregnati di sostanze mi­nerali, altri sembrano più che altro disidratati: di sicuro Segato non rivelò nulla del suo procedimento, nonostan­te i tanti tentativi di imitazione».
All'epoca l'imbalsamazione era tor­nata in auge dopo secoli di stop, coin­cisi col diffondersi del cristianesimo che la riteneva incompatibile con la risurrezione. «Nel 392 d. C. l'impera­tore Teodosio vietò riti e pratiche sui cadaveri che andassero oltre la sem­plice unzione» spiega Piombino Ma­scali. Anche nel Tardo Medioe­vo prevalse il rifiuto di ogni tipo di violazione del cadavere limitandosi alla cosiddetta "clisterizza­zione" ovvero all'im­missione di decotti aromatici nel retto.
«Ma esisteva anche un altro sistema che consisteva nella bollitura e nella separazione dei tessuti molli dalle ossa: era riserva­to ai crociati caduti in battaglia e ne permetteva il rientro e la sepoltura in patria. Anche il "santo" re di Francia Luigi IX (morto nel 1270) e il teologo Tommaso d'Aquino (morto nel 1274) non sfuggirono al calderone bollente» conclude Piombino Mascali.
E oggi? Chi, per il proprio cadave­re, aspirasse a qualcosa di più di una comparsata in tv, può offrirsi volonta­rio all'anatomopatologo tedesco Gun­ther von Hagens, il "re" della plasti­nazione. Con la tecnica da lui brevet­tata i liquidi corporei sono sostituiti con molecole di silicone e le salme si induriscono diventando opere d'arte. In pose "viventi" per l'eternità.

Anita Rubini

PER SAPERNE DI PIÙ
“Il maestro del sonno eterno”, Dario Piombino Mascali (Edizioni La Zisa). I segreti di Alfredo Salafia, mummificatore.

martedì 9 marzo 2010

L'IMBALSAMATORE CHE FINI' IN UN MUCCHIO DI CENERE. UN LIBRO DELLE EDIZIONI LA ZISA NE RACCONTA LA STRAORDINARIA VICENDA UMANA


L'IMBALSAMATORE CHE FINI' IN UN MUCCHIO DI CENERE

di LAURA ANELLO - PALERMO

(LA STAMPA - VENERDÌ 5 MARZO 2010)


Nella città che ha genera­to Cagliostro, il mago della truffa e dell'impo­stura, molti dubitava­no che quella bambina addormentata da novant'anni fos­se di carne e di ossa. È di cera, è una bambola, è una replica recen­te, è frutto di un incantesimo, peg­gio, di una diavoleria. Tutto si è scritto su Rosalia, l'ospite più cele­bre delle catacombe dei Cappucci­ni di Palermo, dove centinaia di corpi sono esposti a sfidare titani­camente il tempo e i suoi sfregi. L'incursione più choccante e pro­fonda nella sicilianità che odora di muffe, di incenso e di morte.

E invece Rosalia Lombardo, spi­rata i16 dicembre 1920, una settima­na prima di compiere due anni, è «la più bella mummia del mondo, supe­riore a quelle di Lenin e di Evita Pe­ron, un capolavoro assoluto». Paro­la di Dario Piombino-Mascali, il ri­cercatore dell'Istituto Eurac di Bol­zano che ha appena portato alla luce la storia del suo autore - Alfredo Sa­lafia, classe 1869 - e i segreti del suo «Fluido della Perfezione», fino­ra sconosciuto. Non un prodigio, ma una miscela di glicerina, for­malina, zinco, al­col saturo di aci­do salicilico.

La storia l'aveva dimenti­cato, Dario Piom­bino-Mascali l'ha disseppellito, interpellando i pronipoti, mettendo le mani sulle sue memorie incompiute (titolo: «Nuovo metodo speciale per la con­servazione del cadavere umano allo stato permanentemente fresco»), seguendone la storia fino alla tom­ba. Gli esiti della ricerca sono finiti in un libretto agile e a tratti sbalordi­tivo, “Il maestro del sonno eterno” (Edizioni La Zisa), tri­buto a un uomo che ha dedicato la sua vita alla «consuetudine gentile di tramandare alla posterità intatte le sembianze dei nostri più cari».

Uno scienziato (anche se i suoi studi di chimica e anatomia furono da autodidatta), ma anche un arti­sta. Il suo momento di gloria con la «rimessa in forma» del cadavere del­lo statista siciliano Francesco Cri­spi, morto nell'agosto 1901 a Napoli e sottoposto lì a un procedimento non efficace. «Salafia, nove mesi do­po, gli fece una serie di iniezioni sot­tocutanee - racconta Piombino-Ma­scali -: riempì di paraffina disciolta in etere le porzioni temporali e le guance, sostituì i bulbi oculari con protesi vitree, rimodellò naso, orec­chie e labbra, chiuse la bocca, rein­nestò capelli e baffi ormai caduti». La vedova era strabiliata.

Tre mesi dopo, nell'agosto 1902, quel cadavere sul catafalco faceva un figurone. E così in tutte le com­memorazioni successive in cui il povero corpo-feticcio veniva mostrato al pubbli­co: nel 1904, nel 1905, nel 1910 e ancora nel 1914. Inorriditi? Già. Adesso è diffici­le parlare di morte, superare la rimozione col­lettiva, vincere il tabù. Ma dagli an­tichi Egizi agli anni Trenta del No­vecento le cose sono andate diver­samente, attraverso tecniche di pietrificazione, eviscerazione, disi­dratazione, bendaggi. «Un'arte mil­lenaria - dice Piombino-Mascali - in­terrotta con le due guerre mondiali, quando le perdite umane all'ordine del giorno segnano una caduta di inte­resse verso i costu­mi funebri, verso la dignità del corpo».

Da Crispi in poi, per le mani di Sa­lafia, passarono prelati, aristocratici e altoborghesi, mentre i poveracci continuavano a finire nelle fosse co­muni senza alcun maquillage. Inevita­bile allora nel 1909, lo sbarco a New York, dove l'imbalsamatore fondò una società, garantendo pure il servi­zio «soddisfatti o rimborsati». Qui congreghe di scienziati e cassamorta­ri si stupirono compiaciuti dei prodigi del professore, ispezionando cadave­ri ed eccependo su colorito, consisten­za, aspetto. Parabola veloce, che si concluse nel 1912. Poi il ritorno in Sici­lia e altri corpi da eternare.

Tra questi, Rosalia, la bambina delle catacombe. La sua radiografia rivela la presenza di tutti gli organi interni, di una struttura ossea intat­ta e pure di una boccetta di vetro collocata dietro la testa, probabil­mente riempita di illuministici elisir di lunga morte, sostanze anti-muffa. Sulle cause della sua fine è ancora mistero: nel verbale necroscopico si parla di broncopolmonite, ma altre testimonianze si dividono tra difteri­te e tifo addominale.

«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazio­ne del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quin­di, fu forse ridimensionata per con­servare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Ave­va 62 anni. Delle sue spoglie, esuma­te nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.

«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazio­ne del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quin­di, fu forse ridimensionata per con­servare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Ave­va 62 anni. Delle sue spoglie, esuma­te nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.

«Se fosse stata difterite - scrive Piombino-Mascali - l'imbalsamazio­ne del corpo sarebbe stata vietata dal regolamento igienico-sanitario del tempo. La causa di morte, quin­di, fu forse ridimensionata per con­servare per sempre il corpo della piccola». Per Salafia la morte non fu meno inattesa: arrivò il 31 gennaio 1933, tre mesi dopo le sue seconde nozze, per emorragia cerebrale. Ave­va 62 anni. Delle sue spoglie, esuma­te nel 2007, non era rimasto quasi nulla: pochi frammenti dentro un abito blu. Cenere di cenere.


L'autrice:

LAURA ANELLO VIVE A PALERMO E SCRIVE PER «LA STAMPA» DI CRONACA, COSTUME E CULTURA. E' AUTRICE DI «AMORE DI MADRE», DEDICATO ALLA MADRE DI FULVIO FRISONE, IL FISICO NUCLEARE CATANESE IN SEDIA A ROTELLE DALLA NASCITA, DALLA CU I STORIA È STATA TRATTA UNA FICTION RAI.

venerdì 5 marzo 2010

Ecco la formula segreta del signore delle mummie. La Zisa pubblica un libro che svela i segreti del maestro del sonno eterno.


IL SUO "fluido della perfezione" ha spopolato nei primi anni del Novecento, non soltanto nella sua Palermo, ma persinoa New York dove impiantò la Salafia permanent method embalming company offrendo anche una sorta di pacchetto "soddisfatti o rimborsati". Alfredo Salafia, nato nel capoluogo siciliano nel 1869, di professione era imbalsamatore. Così si legge anche sulla sua carta identità del tempo. M a poco o nulla si è mai saputo della sua vita e della sua formula miracolosa di imbalsamazione che ha trasformato la piccola Rosalia Lombardo, morta nel 1920 a causa di una broncopolmonite o forse di una malattia "esotica", e custodita con altre duemila mummie nelle catacombe dei Cappuccini, in una sorta di simbolo dell' immortalità che ha fatto il giro del mondo. Adesso il manoscritto di Salafia dal titolo "Nuovo metodo speciale per la conservazione del cadavere umano intero allo stato permanentemente fresco", rimasto inedito per quasi un secolo, è al centro del libro "Il maestro del sonno eterno", scritto da Dario Piombino-Mascali, giovane antropologo e ricercatore messinese dell' Accademia Europea di Bolzano, pubblicato dalla casa editrice La Zisa, che sarà presentato il 5 marzo alle 18 alla libreria Feltrinelli. Per la prima volta si ripercorre nel dettaglio il metodo di imbalsamazione di Salafia che in vita non si specializzò mai in Medicina, ma coltivò un costante esercizio nella chimica, nell' anatomia e nell' estetica inoltrandosi nella professione partendo con esperimenti tassidermici sui corpi degli animali per arrivare poi agli esseri umani. Alla base del metodo c' era la famosa formula segreta che Salafia non rivelò mai pubblicamente prima della sua morte, ma che in qualche modo dovette diffondersi tra alcuni allievi come testimoniano un paio di documenti - riportati nella pubblicazione - successivi alla morte dell' imbalsamatore. «Il fatto - scrive Piombino-Mascali - che Salafia abbia perfezionato il proprio fluido entro il 1901 suggerisce che egli sia stato uno dei primi a mettere a punto una formula d' imbalsamazione "moderna" non più costituita da sostanze tossiche come l' arsenico e il mercurio, altamente nocive per l' operatore». La formula scovata dal ricercatore fra le carte sepolte dall' oblio è molto precisa: una parte di glicerina, una di formalina al quaranta per cento satura di zolfato di zinco e con il dieci per cento di cloruro di zinco secco, una ancora di alcool satura di acido salicilico. Tutto somministrato con una sola iniezione, come suggerisce Salafia, preferibilmente attraverso un' arteria femorale. «Messa a nudo un' arteria femorale - riporta l' autore attingendo al manoscritto di Salafia - si incide la parete superiore per una lunghezza capace di lasciare il tubetto di vetro con la direzione verso il tronco: si lega bene il tubetto di vetro all' arteria e si lega pure l' altro lato dell' arteria; si apre il rubinetto e così sarà iniziata l' iniezione endovasale». Si legge ancora nel manoscritto dell' imbalsamatore: «Per ottenere una pressione uguale e costante, l' iniezione endovasale, deve eseguirsi a mezzo di una vaschetta di vetro con tubo di gomma posta a m. 1,50 più alta dell' arteria da cui si vuole introdurre il liquido conservativo». Con questa procedura la piccola Lombardo si è mostrata per decenni con un viso turgido e rotondeggiante, grazie anche a iniezioni di paraffina disciolta in etere. «La glicerina - spiega l' autore del libro - faceva sì che il cadavere non si disidratasse troppo, oltre a donare elasticità e uniformità di colore ai tessuti. La formalina esercita un' azione disinfettante e disidratante e i sali di zinco una funzione antisettica e preservativa. Infine l' alcool agiva sia come veicolo che come sostanza conservativa e penetrante, mentre l' acido salicilico preveniva la formazione di funghi». All' interno del corpo di Rosalia Lombardo, grazie all' impiego di una sofisticata apparecchiatura radiografica, Piombino-Mascali ha potuto anche rivelare nel cranio ancora intatti entrambi gli emisferi cerebrali, nella cavità toracica la struttura polmonare e a livello addominale il fegato. Oggi, però, il ricercatore lancia un serio allarme sulle condizioni del corpo della bambina: «Sono evidenti - scrive Piombino-Mascali - un certo oscuramento del volto così come lo sbiadimento dei capelli e tessuti per un processo di fotossidazione. È in atto un progressivo deterioramento imputabile alla continua esposizione alla luce. Inoltre l' aumento dell' umidità e l' inquinamento atmosferico all' interno delle catacombe forma acidi corrosivi che minacciano la sua conservazione». Così l' incuria e i tempi lunghi degli iter burocratici rischiano di rovinare un processo che aveva il sapore dell' eternità. Per intervenire sulla bambina adesso si attende un immediato benestare dalla Soprintendenza ai Beni culturali. Ma Salafia imbalsamò oltre cento corpi, fra cui personaggi illustri come Francesco Crispi, di cui restaurò il corpo, e ancora il cardinale Michelangelo Celesia, il senatore Giacomo Armò, l' etnografo Giuseppe Pitrè e il conte di Francavilla. E fra quelli ancora oggi conservati nella cripta dei cappuccini, oltre alla piccola Rosalia, il fratello Ernesto Salafia e il vice console Giovanni Paterniti. Del corpo dello stesso Salafia, invece, come fosse una beffa del destino, non rimane nulla. Forse l' abito blu che indossava al momento della morte avvenuta nel 1933 per un' emorragia cerebrale, giace dimenticato sul fondo di una tomba del cimitero di Santa Maria di Gesù. - CLAUDIA BRUNETTO